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BOLZANO. Via Cologna, davanti all’entrata principale del Grieserhof. Zona bene della città, ma gli incivili evidentemente stanno davvero ovunque. Nell’isola della differenziata sta di tutto, specie nei cassonetti blu dei rifiuti verdi e in quelli marroni del cartone: aperture ampie, quindi si riesce ad infilarci qualsivoglia rifiuto. A terra stanno invece un sacco di polistirolo, un lavandino, un vecchio schermo di computer, un casco da scooter, una borsa della spesa con le rotelle, un paio di scarponi da discesa ecc. Ma il problema vero, anche se meno evidente, sta dentro la campana azzurra della plastica, nonostante l’apertura sia piccola, spesso troppo piccola. Non avviene soltanto a Gries, ma in tutta quanta la città. La qualità del rifiuto gettato è scadente: il 40% non sono imballaggi, vendendo i quali si guadagna bene, quindi il rifiuto deve essere sottoposto a ulteriore costosa cernita. Di questo 40%, comunque, il 18,5% proprio non è plastica e non si può vendere come tale. Tradotto in cifre, Seab perde almeno centomila euro l’anno, che vengono a ricadere sulla tariffa rifiuti. Di tutti quanti.
«Qualcosa siamo migliorati - precisa il responsabile dei servizi ambientali di Seab, Francesco Gallina - rispetto ad agosto andiamo sicuramente meglio. L’abbandono dei rifiuti però permane, dai piccoli ingrombranti in giù». Ciò comporta, come più volte evidenziato anche dall’assessorato comunale all’ambiente, un costo aggiuntivo in termini di personale e di mezzi. «Oltre alla tal zona di svuotamento - prosegue - ogni sera dobbiamo controllare e ripulire una parte della città. Oltre allo svuotamento dei bidoncini, dobbiamo gestire l’inciviltà di pochi». Saranno anche pochi, però restano pur sempre troppi. Ma che fine fanno, i rifiuti abbandonati per terra? «Vengono portati all’inceneritore, tranne gli ingombranti, che vengono raccolti a parte». Tradotto, anche ci fosse del materiale riciclabile a terra, non lo si separa, perché gli operai Seab han ben altro da fare. Si ha quindi un primo danno, ambientale, perché quasi tutto viene incenerito.
Ora come ora, le campane della differenziata vengono svuotate con elevata frequenza, quindi «se vengono abbandonati dei rifiuti fuori non è perché le campane sono piene».
Oltre a ciò che rimane fuori, a terra, l’altro aspetto negativo è ciò che finisce dentro le campane. «Per la carta e il vetro non andiamo malaccio. Quanto all’umido non abbiamo grandi problemi. Per quanto riguarda la plastica, invece, la situazione non è rosea. Siamo ancora nel limite del tollerabile, ma se dovesse peggiorare, saremmo costretti a rivedere il sistema di raccolta». Ossia, a prevedere la raccolta porta a porta. Anche della plastica... Ora, «il materiale raccolto non è puro. Ciò comporta un maggior costo nella selezione. Serve più attenzione, ci costa di più. E i costi vanno a incidere sulla tariffa». Prima della nuova raccolta, il materiale non puro era attorno al 25 massimo 30%. «Adesso siamo al 40%».
Delle 1800 tonnellate di plastica che si raccolgono ogni anno, il 18,5%, ossia circa 330 tonnellate, non sono plastica. E come tali non possono essere vendute al Corepla. «Sono 320 euro a tonnellata». Moltiplicando, si perdono oltre 100 mila euro l’anno.
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