BOLZANO. L'Areale diventa "flessibile". E questa diventa anche una notizia politica. È Boris Podrecca, il suo architetto, a rompere gli indugi alla vigilia del suo ritorno a Bolzano e, nel contempo, a rompere anche quel cono d'ombra che aveva portato sindaco e vicesindaco a litigare sul futuro della più grande opera di Bolzano da qui ai prossimi 20 anni. Con Baur a dire: cambiamo qualcosa e Caramaschi a rispondere: non perdiamo altro tempo. Podrecca, da Vienna dove lavora, ha letto delle obiezioni sul progetto. Del tipo: rischi di fare un quartiere staccato dalla città, tutto già disegnato, nessuno a lavorare oltre a lui. E invece ora dice: «Il nuovo Areale sarà il frutto del lavoro di molti architetti, anche locali, e di molte idee. I miei disegni sono una griglia: cosa fare dentro deciderà Bolzano». E racconta un’altra cosa l'architetto austro-veneto-triestin-viennese: che Christoph Baur è andato a trovarlo a Vienna per farsi raccontare ogni cosa dell'impresa. E che l'incontro che lo vedrà oggi a Bolzano, in un convegno («La trasformazione della città») ospitato proprio nei vecchi magazzini delle Ferrovie in via Renon organizzato dal Kuratorium di Witti Mitterer ( oggi ore 18, con lo stesso Christoph Baur e Markus Nassal di Tubinga), è il frutto di quella visita e della richiesta del vicesindaco di venire a raccontare di nuovo ai bolzanini cosa si sta preparando per il loro futuro.

Baur temeva che l'Areale potesse essere un progetto troppo rigido, staccato dal contesto urbano...

«Non lo sarà, l'ho rassicurato. In verità non lo è mai stato. La mia è una griglia. Ma tutta aperta verso altri contributi».

C'era il timore che i suoi palazzi e condomini dentro l'Areale fossero tutti uguali, che non ci fosse spazio per i contributi locali... C'è stata tensione con il sindaco.

«Non ho seguito molto. Ma sarei stato uno sciocco a disegnare già tutto nei particolari. Soprattutto a fare del progetto Areale una sorta di "muro cinese", in cui fuori c'è la città vera e dentro una mia idea fissa. I miei palazzi sono apparentemente monocromatici perchè si tratta di rendering. Ma prevedo tanti colori e tante architetture».

Quale sarà il rapporto del nuovo Areale con Bolzano?

«Molto dinamico. E diretto. Bolzano non è Bielefeld, non è un centro industriale grigio. È città con una sua identità architettonica che è anche molto bella e varia. E di questo occorre sempre tener conto».

Come sta andando la procedura per iniziare a lavorare in concreto?

«Bene, mi pare. Ora sono le Ferrovie a dover fare il primo passo. Ma i contatti sono già stati presi e la strada è libera. Molto più libera che qualche mese fa. Anche per l'accelerazione imposta dal Comune».

Sa qualcosa che noi non sappiamo?

«Beh, che le Ferrovie italiane hanno già definito il loro studio sulle infrastrutture e stanno valutando i costi delle opere».

Caramaschi ha detto che il 2017 sarà l'anno dell'Areale. E che tra pochi mesi ci sarà l'accordo di programma...

«Lo penso anch'io».

Primo passo?

«I lavori per lo spostamento dei binari. La curva che faranno rispetto alle linee di oggi servirà a liberare i terreni sulla sinistra su cui costruire un nuovo quartiere».

Trenta ettari per almeno un miliardo di euro...

«In Europa ci sono pochi progetti così impegnativi».

Dureranno 15, 20 anni i lavori?

«Non si può prevedere, troppe variabili. In ogni caso si lavorerà a lungo. Per questo il progetto è pronto alle integrazioni perchè nel tempo molte cose potrebbero cambiare. E noi siamo pronti».

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