BOLZANO. Eccolo, il disagio. Ma non è più quella categoria dello spirito che ha “ingrippato” la corsa di intere generazioni di italiani-altoatesini in crisi di identità, come dentro una depressione di gruppo. Capace di frenare i processi di dispiegamento delle opportunità, anche quelle comunque possibili. Non è che non ci sia, il disagio. C'è. Ma ha nuove sfumature. Quando una ricerca "Apollis" condotta insieme all'università di Innsbruck dice che il patrimonio immobiliare medio di un sudtirolese di lingua tedesca è di 404mila euro e invece per un italiano di 259mila pur avendo i primi solo l'11% di laureati e i secondi oltre il 16% ecco che la "cosa", oltre che una antica categoria dello spirito lo diventa, plasticamente, anche dei corpi. Ma non tutto è così semplice. Anche perché, dicono i ricercatori, le differenze economiche sono sì certificate ma non sono eccessivamente divaricate. Il nodo è altrove. Ed è che la crisi della comunità italiana è soprattutto la crisi della politica italiana. Della sua rappresentanza. Dei partiti. Frutto dei loro errori. I ricercatori della società di scienze politiche Michael Gaismair, che per Apollis hanno condotto l'indagine, dall'ascolto di 1700 altoatesini delle due lingue hanno visto questo: due decenni fa il 20% di noi era iscritto ad un partito, oggi chi è tedesco continua ad esserlo per il 18% ma chi è italiano ha fatto precipitare la sua adesione all'1,9%. Qui non ci sono santi. È nero su bianco. E il nero torna a inchiostrare i dati elettorali: votano l'88% dei sudtirolesi e solo il 62% degli altoatesini. Perché stupirsi, allora, se i consiglieri provinciali italiani sono precipitati in 20 anni da 10 a 5 e in giunta ce ne sta solo uno? Come tocca ai ladini? Un disastro. Più che il disagio degli italiani, emerge quindi come uno “tsunami” il disagio dei partiti italiani. Di una politica sorda ai segnali che le arrivavano dagli elettori. Perché, invece, gli italiani fuori dalle segreterie si darebbero molto da fare. Cambiano, sono in mutazione continua. Ha scritto Swz, il settimanale degli imprenditori di lingua tedesca, che "gli italiani sono più lungimiranti", appaiono "più avanti" dei sudtirolesi. Questo corsivo, uscito l'altro giorno, traeva spunto da un evento che ha toccato nel profondo la percezione del nostro mondo così come è apparsa finora: il passaggio delle quote di maggioranza del nostro giornale , l'"Alto Adige", dal gruppo Espresso all'Athesia dei fratelli Ebner. «Cosa vi succede?», chiede retoricamente Swz agli italiani di qui, «vi siete rassegnati ad essere la minoranza che non conta in questa provincia dominata dalla minoranza tedesca?». In realtà la risposta potrebbe trovarsi, secondo Swz, in una «maggiore lungimiranza, rispetto a noi tedeschi, tanto che siete spinti a superare mentalità vecchie e non pensate più secondo etichette etniche». Visti da osservatori esterni, gli italiani appaiono quindi capaci di reagire. Di dare un senso alla propria presenza. Ma lo fanno da soli. Senza aiuti. Di fantasia. Sembra abbiano elaborato una capacità molto darwiniana di adattarsi e di sopravvivere alle avversità. All'ambiente ostile. Non lo fanno, così pare anche all'economia sudtirolese, tradendo la propria identità ma guardando avanti. Pur restando italiani. Quelle ricette di sopravvivenza che non hanno mai più trovato nella politica le hanno elaborate autonomamente. Dati alla mano è un crollo di fiducia che sembra toccare più il centrodestra che aveva beneficiato di una enorme polarizzazione del consenso dopo la crisi della Dc e che ha gettato alle ortiche questo patrimonio politico frantumandosi in lotte intestine e in devastanti scontri personali. Ma anche il fronte tradizionalmente autonomista ne esce con le ossa rotte. È un fenomeno che i politologi di questi tempi inquieti conoscono bene: gli italiani che si trovano spesso "più avanti" dei loro partiti. Più consapevoli e con maggiori capacità di modernizzazione. Perché, e questo è un altro dato che emerge dal sondaggio, il primo coraggiosamente puntato sul "disagio" e sulle differenze interne alla società altoatesina, sono i gruppi nel loro insieme che cambiano.
Viene rilevato, infatti, che i redditi più alti sono appannaggio delle famiglie mistilingui. Insomma, gli stipendi migliori arrivano dove si prova a mescolare il tedesco con l'italiano, a creare un ambiente culturale e famigliare "misto". Quello che diceva il vecchio assessore Zelger («più ci separeremo meglio staremo») sta diventando una bufala economica. Forse continuerà ad esserlo in senso puramente identitario, ma per chi lavora ha sempre meno senso.
Come lo avrà, sempre meno, anche un Alto Adige rigidamente suddiviso nei tre gruppi. Perché il "quarto", quello fantasmatico, gli stranieri stanno muovendosi dall'interno. Oltre il 20% di loro sono laureati ma senza un reddito adeguato. Restano marcate le differenze sociali tra gli stranieri e gli altri gruppi. Ma anche all'intero dei gruppi stessi, tedeschi con tedeschi e italiani con italiani. Sembra che il disagio si stia estendendo. Ma non è più quello di 20 anni fa.
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