BOLZANO. A Ponte Adige torna ad aprirsi un possibile varco per ridisegnare gli accessi alla città. C'è uno "studio preliminare" che gira sulle scrivanie della Provincia, che prevede di condensare in quel luogo le tre funzioni strategiche per i trasporti: treno, auto e bus e pure il metrobus. E la particolarità di questo nuovo approccio al tema si basa su due varianti, rispetto al passato. La prima: Bolzano e il suo Comune stanno rintracciando soluzioni e proposte per frenare l'afflusso dei pendolari in entrata. La seconda: il progetto (studio preliminare elaborato da Carlo Bassetti e Area 17) risulterebbe meno impattante del precedente, prevedendo tra l'altro una fermata - stazione dei treni della linea MeBo in sotterranea, nessun abbattimento di case nei dintorni, una fermata bus e un parcheggio all'interno dell'area già destinata da Comune e Provincia allo scopo. Questa proposta, già in fase tecnica avanzata, è stata presentata, con tutta probabilità, dai privati interessati allo sblocco (già avvenuto) per il riutilizzo del MeBo Center, ma è arrivata in Provincia in un momento in cui una simile soluzione potrebbe costituire l'"uovo di Colombo" per mettere insieme le esigenze di mobilità del territorio e quelle di salvaguardia della propria salute dei bolzanini. In sostanza: sarebbe un buon compromesso per i pendolari. Per chi non vorrebbe frenarli troppo (la Provincia) e chi invece tenterebbe di tenerli fuori (il Comune). Il progetto Ponte Adige precedente visse il suo giorno nero il 25 febbraio 2015 a Frangarto. Allora un'assemblea popolare di residenti bocciò il progetto, risultato da poco vincitore in un concorso indetto dalla Provincia, perchè giudicato "faraonico".

Al costo di 37 milioni prevedeva la costruzione di un nuovo ponte sopraelevato, che avrebbe dovuto salire fino a 10 metri di altezza, molto grande dunque, e prevedeva anche l’abbattimento di tre case vicine con relativi espropri e alcuni lavori nei pressi che, sempre secondo l'assemblea e le opposizioni in consiglio "avrebbero avuto un forte impatto anche su paesaggio di indubbio valore ambientale".

Insomma, non se ne fece nulla. Lo studio preliminare su cui ora invece si aprirà una discussione non solo tecnica e urbanistica, tiene conto di quel passaggio nel 2015. Ma aggiunge una serie di elementi allora non presenti. 1 - I treni. Il progetto di cambiare il tracciato dei binari, di intensificare le corse (fino a 15 minuti), le nuove fermate e il finanziamento Rfi per il tunnel nel Virgolo per rendere autonoma la linea, nel 2015 non c'erano. E poi lo studio mette in sotterranea la fermata dei treni evitando impatti sul territorio. Propone - infatti - anche una deviazione della linea a ridosso del fiume per poter far scendere in tunnel la fermata. Meno costosa di quella, ben più larga, ipotizzata nei mesi scorsi. 2- I bus. Assente anche, sempre nel 2015, il progetto metrobus. Oggi è la base delle discussioni sulla mobilità. Nello snodo ci sarebbe lo spazio per le loro manovre. 3-Le auto. Esiste già in natura proprio a Ponte Adige un'area dedicata al parcheggio dei mezzi. Ma, lasciata così al suo destino, costringerebbe i pendolari a uno "sforzo" di volontà ecologica. Come accade, ad esempio, nel parcheggio a Bolzano sud. Invece, sempre secondo lo studio, gli stessi pendolari troverebbero con comodità opzioni alternative come un treno a corse rapide e arrivo in piazza stazione, oppure i bus. Non sarebbe, in sostanza, una imposizione quella di lasciare l'auto prima del fiume. Per questo lo studio è da qualche giorno anche sulla scrivania del sindaco. Forse perchè il centro intermodale a Ponte Adige consentirebbe a Caramaschi di frenare la carica dei 30mila giornalieri sfruttando i nuovi mezzi pubblici e, anche, di non costringere la Provincia ad accettare soluzioni drastiche, sgradite ai sindaci Svp.