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BOLZANO. Hanno dovuto aspettare quasi due anni, alla fine però hanno vinto la loro battaglia e ieri in tre hanno firmato presso l’Azienda dei servizi sociali il contratto di assunzione a tempo indeterminato come operatrici socio-sanitarie. L’ordinanza, firmata dal giudice del lavoro Eliana Marchesini, ha fissato un principio importante: anche gli extracomunitari a lungo soggiornanti, ovvero che siano in Italia da almeno cinque anni, hanno diritto a rendere la dichiarazione di appartenenza linguistica e quindi accedere ai posti pubblici che in Alto Adige sono regolamentati dalla proporzionale etnica.
La vicenda inizia nel 2012 quando l’Assb bandisce un concorso per una quarantina di operatori socio-sanitari, aprendo anche ai lavoratori extracomunitari, come per altro previsto dalle direttive europee. Tra le vincitrici ci sono anche quattro peruviane e una colombiana. Finalmente, dopo tanti sacrifici anche per imparare italiano e tedesco, hanno un posto fisso.
Per firmare il contratto però serve la dichiarazione di appartenenza linguistica. Loro pensano si tratti di una semplice formalità, ma così non è. Lo scoprono quando arrivano in Tribunale e si sentono dire che non possono fare la dichiarazione in quanto non sono cittadine italiane e neppure della Comunità europea.
Per loro una doccia fredda. Non sanno come fare: in Tribunale sono irremovibili. Allora si rivolgono all’avvocato Daniele Simonato che cerca di risolvere la questione, evitando di dover promuovere una causa di lavoro.
«Abbiamo inviato - spiega il legale - lettere di costituzione in mora sia al Ministero di grazia e giustizia che all’allora presidente del Tribunale Heinrich Zanon. Ci siamo mossi anche a livello politico, ma abbiamo incontrato solo un muro di gomma. Non essendoci alternative si è deciso di promuovere una causa per comportamento discriminatorio».
L’altro giorno l’ordinanza del giudice Marchesini che ha riconosciuto il comportamento discriminatorio nei confronti delle cittadine extracomunitarie e ha ordinato al Tribunale di rilasciare il certificato di appartenenza linguistica. Sugli altri due casi analoghi si pronuncerà il giudice Francesca Muscetta.
«L’Assb - commenta il legale dell’Azienda Gherardo Bertoldi che a suo tempo ha curato quello specifico aspetto del bando e poi i contenziosi - è contenta dell’esito di questi primi ricorsi, perché conferma che aveva, per prima, vista lontano».


