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NAZ SCIAVES. Lo presenteranno in Comune oggi. È il primo disegno del "MuBa Dis". Dove Mu sta per Museum e Ba per Barth, il grande architetto brissinese. Dis, infine, per "Dismantling" (smantellamento), la nuova tecnica costruttiva che si basa sul recupero, ma decontestualizzato, di materiali edilizi dismessi. Saliranno a Naz Sciaves gli architetti dello studio bolzanino Monovolume. Con loro il proprietario del terreno, Kurt Baumgartner, su cui dovrebbe sorgere la struttura museale "leggera". Chiederanno una variante al puc municipale. "Sarà, se il progetto sarà avviato, il primo archivio Barth e l’unico museo di architettura dell’Alto Adige" dicono i promotori. L’area su cui dovrebbe sorgere si trova nei pressi dello svincolo autostradale, proprio sul confine tra i due Comuni, quello di Naz e quello di Bressanone. Naturalmente l’operazione sarà totalmente a carico dei privati. Si tratta di un terreno di 12mila metri quadri, incolto, quasi esclusivamente boschivo.
"Per questo - spiega Baumgartner - abbiamo chiesto la consulenza sul campo, inserendolo nel team progettuale, di un esperto botanico. Il bosco sarà valorizzato, risanato, reso fruibile e mantenuto nella sua assoluta integrità". Perché poi la struttura museale sarà, proporzionalmente, ridotta al minimo: non più di 400 metri quadri di cubatura complessiva.
L’altra notizia è che parteciperà alla progettazione, seguendo poi da vicino tutte le fasi costruttive, l’architetto milanese Italo Rota, archistar internazionale. Autore di grandi strutture alberghiere, mobili di design divenuti icone e anche di due tra i più apprezzati padiglioni all’Expo milanese. Proprio davanti alle operazioni di smantellamento dello strutture, è emersa la relazione tra committente e architetto e la base per i progetti di "dismantling", con l’utilizzo di gran parte degli elementi dismessi nel post Expo. Kurt Baumgartner, il costruttore del centro "Syncom" a Bressanone, ha recentemente recuperato nei minimi dettagli il padiglione Barth, posto da anni in centro città come ufficio del turismo e ora impacchettato e riposto nei magazzini. Quasi tutti gli elementi del padiglione saranno poi visibili nel possibile MuBe accanto ad altri documenti del lavoro di Barth. Ma tutto nella filosofia del riuso costruttivo. La gestione del museo dell’architettura sarà affidata a una fondazione in cui componenti sono stati già individuati tra figure di rilievo della Università di Bolzano, esperti, architetti e studiosi. La fondazione seguirà poi la costituzione di un comitato scientifico che elaborerà dei bandi di concorso a seguire per costruzione e completamento della struttura di base del MuBe. "Perché - spiega Rota - il museo sarà un "museum in progress". Nel senso che crescerà a lotti, non tutto insieme. E le aggiunte saranno pensate sulla base del dismantling e degli elementi che saranno di volta in volta a disposizione per il loro completamento".
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