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BOLZANO. Sarà forse un riconoscimento all’americana a decidere il processo che ha portato sul banco degli imputati una donna di Bolzano (di origine nomade), Stella Gabrielli di 38 anni ed un suo compagno di sventura, Luca Iemma, 37 anni di Cosenza (sempre nomade). Al centro del caso c’è un parroco sudtirolese di periferia che sarebbe caduto nella trappola di una giovane donna che lo avrebbe pressato convincendolo che aveva bisogno di aiuto. In realtà si sarebbe trattato di un vero e proprio raggiro. Il sacerdote, che avrebbe prestato alla donna sino a 180 mila euro, avrebbe tenuto botta per nove anni alle ripetute richieste di aiuti economici. Poi, dopo essere stato anche minacciato e ricattato, decise di raccontare tutto ai suoi parrocchiani in chiesa durante una messa domenicale rivolgendosi anche ai carabinieri. La denuncia fu fatta proprio nei confronti di quella donna che lo avrebbe tenuto per tanto tempo sotto pressione. Come detto il religioso lamenta un danno economico di circa 180 mila euro. Una vera e propria montagna di soldi per chi è abituato a fare i conti ogni mese con le piccole necessità. Sul banco degli imputati, accusati di truffa ed estorsione nei confronti del parroco, ci sono due nomadi, cioè Stella Gabrielli e Luca Iemma. La posizione processuale più pesante è quella della donna. Sarebbe stata proprio Stella Gabrielli, nel 2003 (quando aveva 23 anni) a convincere il sacerdote a darle per la prima volta fiducia. Si conobbero in un piccolo paesino della val Venosta. Fu in quel periodo che il sacerdote mise per la prima volta mano al portafogli ed ai propri risparmi fornendo una prima somma di denaro, circa 5 mila euro. Avrebbe dovuto essere un prestito. In realtà quei soldi, così come tutti gli altri via via anticipati dal prete, sono spariti nel nulla ed al sacerdote non è rimasto che sporgere denuncia dopo essersi reso conto del raggiro infernale in cui era finito. Ieri alla ripresa del processo (settima udienza) il giudice Ivan Perathoner ha deciso di richiamare in aula la perpetua che in fase testimoniale disse di ricordare la donna del raggiro avendola vista per ben tre volte fare visita al religioso in parrocchia. Ora sarà proprio la perpetua a dover procedere al riconoscimento in aula. Nella prossima udienza (18 febbraio 2016) l’imputata sarà portata in aula assieme ad altre cinque nomadi e alla teste verrà chiesto di procedere al riconoscimento.©RIPRODUZIONE RISERVATA


