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BOLZANO. Frena trova alleati. Il segretario del Pd propone le primarie per le provinciali. Uno scatto dopo la delusione per il risultato nazionale. «Dobbiamo cambiare comportamenti e persone», ha detto ieri Antonio Frena al nostro giornale, proponendo le primarie. Pare che abbia fatto centro. L’idea piace e anche lo sfogo di Frena contro gli errori delle ultime settimane («sembravamo pugili suonati»). «Mi sono arrivati molti messaggi positivi», racconta Frena. Non mancano dubbi, soprattutto legati al fatto che alle provinciali si voterà con le preferenze: tra 35 nomi, è l’obiezione, un elettore troverà i candidati più affini. Sostanzialmente però piace l’ammissione che le elezioni politiche hanno stravolto la politica italiana e che prenderne atto è un dovere per la sopravvivenza.
Sulle primarie poi Frena lancia più ipotesi. «Se passa questa idea, decideremo quali posti mettere a primarie. Si può pensare a una rosa di nomi per la testa di lista, si può pensare anche eventualmente a garantire gli assessori uscenti. È tutto aperto». Così Frena sugli assessori Christian Tommasini e Roberto Bizzo : «Chi lavora bene, merita di essere confermato. Le competenze non vanno sprecate». Materiale di discussione non manca.
Evidenzia luci e ombre il sindaco Luigi Spagnolli, sulla cui candidatura Frena ribadisce il veto del Pd («la città non si abbandona prima del 2015»): «Se le primarie vengono usate per legittimare uno o più candidati "di apparato", come nel caso di Bersani contro Renzi, o se fanno emergere il secondo e il terzo della lista, perché il primo lo mette il partito centrale (come è successo a dicembre con Gianclaudio Bressa e Luisa Gnecchi), non porterebbero, a mio avviso, alcun vantaggio. Se saranno invece primarie "vere", dove gli elettori effettivamente decidono, come è recentemente accaduto alle primarie Svp, possono essere un bel trampolino per fare un buon risultato alle Provinciali. Ma saremo capaci, noi del Pd, di fare primarie "semplici", ovvero prive di vincoli o cavilli volti a favorire questo o quello? Ai posteri l'ardua sentenza». Un sì rotondo arriva invece da Christian Tommasini, secondo cui il Pd dovrebbe chiedere ai propri elettori di scegliere nomi e idee per le prossime provinciali: «Sono d’accordo. Le primarie sono uno strumento che ci ha qualificato, perché fanno sentire il Pd come il partito dei cittadini. Oltre alle candidature, anche il programma sempre di più andrebbe costruito così. Su temi come scuola trilingue, lavoro, che comprende anche gli aiuti alle imprese, trasparenza e un nuovo modello di finanziamento ai Comuni dovremmo rivolgerci prima delle elezioni ai nostri elettori. Se passano, ci daranno forza al momento delle trattative per la giunta. Stiamo pensando anche di fare un giro nelle associazioni, chiedendo aiuto e spunti sulle idee e sulle candidature. Novità non mancano, insomma. Vedo la proposta di Frena come una volontà di allargare tutta positiva». Come assessore uscente accetterebbe di sottoporsi a primarie? «Sì, la mia proposta è quella appena esposta. Proprio per questo troverei importante che ci fosse una legittimazione anche sui progetti per la scuola ». Tra gli scettici c’è Franca Berti, capogruppo comunale: «È una novità, ci devo pensare sopra. Le primarie sono utili per mobilitare le persone, ma abusarne può essere controproducente. Dovremo valutare se sono utili per le provinciali, avendo già a disposizione una legge elettorale che permette le preferenze, a differenza dell’orribile Porcellum». Favorevole invece Alessandro Huber, già coordinatore del comitato Bersani per le primarie sul candidato premier: «Frena mi è piaciuto. Se non siamo riusciti a fare passare l’idea che il cambiamento siamo noi, qualcosa va fatto. Proporre le primarie dimostra che ancora una volta il Pd sa mettersi in gioco, non è un partito-casta. Quindi interessanti le primarie anche per le provinciali: se una cosa è emersa dalle politiche, è che al disgusto per la politica le persone reagiscono con più voglia di partecipazione».
Sì anche del renziano Carlo Bassetti: «Su questa cosa Frena ha tutto il mio appoggio, ed è noto che non abbiamo un grande feeling. Si va nella direzione che il nostro elettorato, o ex elettorato come vogliamo chiamarlo, ci chiede. Sono sorpreso, perché il partito bolzanino è sempre stato gestito con una ricerca di equilibri tra le componenti, cercando la creazione di maggioranze ampie nel partito e perdendo di vista che le maggioranze ampie le devi cercare fuori». L’obiezione è che ci sono le preferenze. «L’obiezione non è infondata», risponde Bassetti, «forse il sistema dovrebbe puntare più sulle primarie delle idee che sulle persone. Comunque è un segnale nella direzione che le persone ci chiedono, anzi pretendono. Mi sembra che la stagione delle richieste sia finita».(fr.g.)
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