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BOLZANO. Entro il 5 aprile il problema privacy dovrebbe essere finalmente risolto. Questo almeno è quanto uscito - ma il condizionale è d’obbligo visto i ripetuti rinvii - dall’incontro molto teso che si è svolto ieri tra i vertici dell’Asl (presenti il direttore generale Andreas Fabi e il direttore amministrativo Marco Cappello), i rappresentanti del sindacato medici ospedalieri Anaao (Claudio Volanti e Paolo Bernardi), il rappresentante dei primari (Federico Martin) e il responsabile del servizio informatica (Christian Steurer): in ballo ancora il problema privacy che a distanza di tre mesi, dall’entrata in vigore delle disposizioni del Garante, è ancora irrisolto in alcuni reparti degli ospedali di Bolzano e Merano. Ciò significa che nonostante il paziente abbia dato il consenso, in certi reparti il medico non può ancora vedere la sua storia clinica, con tutto ciò che questo può comportare.
Coloro che fino a questo momento hanno dato l’ok alla formazione di un dossier contenenti tutte le informazioni cliniche, attuali e pregresse, sono stati 158 mila e 500, 419 coloro che sono d’accordo alla formazione del dossier ma da oggi in poi, ovvero vogliono sia oscurato il passato; 761 quelli che hanno negato il consenso; 20 coloro che chiedono che vengano oscurati solo certi dati.
Il faccia a faccia tra medici e vertici dell’Asl è stato voluto da Fabi, dopo l’esposto dell’Anaao al procuratore capo Guido Rispoli - che ha già aperto un fascicolo per il momento classificato tra gli atti non costituenti reato - e al ministro alla sanità Beatrice Lorenzin, in cui si parla di “un impasse che comporta e comporterà notevoli disservizi e ipotizzabili gravissimi danni sia all’utenza che al personale medico in servizio”. L’esposto per altro è arrivato dopo una lettera inviata dallo stesso rappresentante dei primari Martin al direttore amministrativo Cappello e per conoscenza al procuratore Rispoli, in cui si denunciavano le grosse difficoltà in cui si trovano ad operare in particolare i medici di alcuni reparti. «Questo incontro - spiega Fabi - è servito a chiarire una volta per tutte che i problemi legati al sistema informatico non stanno mettendo a rischio la salute del paziente. L’Anaao con il suo esposto ha creato dell’allarmismo in giustificato tra i cittadini. Vero è che l’attuale situazione, in certi reparti di Bolzano e Merano, sono causa di disagi per i medici nella ricostruzione della storia clinica del paziente. Medarchiver, che cura il sistema informatico, ci ha assicurato che entro 40 giorni tutto sarà risolto. Ovvero con un click sul computer si potrà conoscere tutta la storia clinica di chi ha dato il consenso. Finalmente si potranno contemperare senza problemi privacy con il diritto alla salute».
Dello stesso tenore la presa di posizione di Ivano Simioni, del sindacato dei medici Bsk: «La situazione è insostenibile e insopportabile, ma non si può dire che i pazienti sono a rischio, perché allora sarebbe a rischio anche il signore di Verona che arriva al pronto soccorso di Bolzano e di cui il medico non sa nulla, e viceversa».
Fabi annuncia: «Verificheremo se intraprendere azioni legali nei confronti di chi ha procurato l’allarme». Immediata la replica dei legali del sindacato Anaao: «Mi pare - dice Paolo Rosa - che tra il denunciare un disservizio reale e persistente e il procurato allarme la differenza sia abissale». Così Domenico Laratta: «Non capisco questo accanirsi con l’Anaao: il sindacato non ha detto nulla di nuovo nel suo esposto rispetto alla lettera dei primari».©RIPRODUZIONE RISERVATAÈ


