BOLZANO. Ad un mese esatto dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni sulla privacy, all’ospedale San Maurizio regna il caos: i medici sono sottoposti ad un super-lavoro, lo stesso dicasi per l’apparato amministrativo e per il settore informatico. Si sapeva che l’oscuramento dei dati sanitari, imposto dal Garante per la privacy, avrebbe causato una serie di problemi, quello che probabilmente nessuno prevedeva è che i tempi, per tornare almeno ad una “quasi” normalità, fossero così lunghi.

Sembrava bastasse che il paziente desse il consenso e il medico avrebbe potuto nuovamente conoscerne la storia clinica, condizione indispensabile per curare al meglio e ridurre il rischio di errori, ma non è così. Anche se i vertici dell’Asl, davanti alle prime lamentele di chi pur avendo dato l’ok aveva scoperto che i suoi dati erano ancora oscurati, avevano assicurato che nel giro di tre-quattro giorni quella documentazione sarebbero stata di nuovo “visibile”. Siamo a dicembre e i dati, nella stragrande maggioranza dei casi, continuano ad essere oscurati.

«È assurdo - dice Claudio Volanti, segretario dell’Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri - ma la situazione non si sblocca. Ci sono diversi sistemi informatici che non si riesce a quanto pare ad uniformare, per cui il medico può vedere solo gli esami che il paziente ha fatto nel periodo di ricovero nel suo reparto. Ma niente di più. Lavorare in queste condizioni è pesantissimo. Se l’Asl invece di perdere tempo in battaglie sui dati Pasdera, si occupasse di risolvere in tempi brevi i problemi legati alla privacy sarebbe meglio. Innanzitutto, per i pazienti».

Ai quali spesso e volentieri non è facile spiegare che, nonostante abbiano dato il consenso, il medico non conosce la storia clinica; non sa nulla o quasi della persona che ha davanti. E probabilmente richiederà esami che non sarebbero stati necessari, se avesse visto la cartella clinica.

«La verità è che - dice Federico Martin, responsabile di Chirurgia generale del San Maurizio e responsabile dell’associazione dei primari - questa situazione ci costringe a lavorare il doppio. Bisogna fare i salti mortali per riuscire ad avere i dati del paziente che prima avevamo con un semplice click. Il servizio informatico si sta dando da fare, ci ha dato anche qualche piccolo aiuto, per superare alcune difficoltà, però i problemi restano e sono tantissimi, ogni giorno. Mi preme però rassicurare i pazienti: la loro sicurezza non è in discussione. Ai miei colleghi continuo a ripetere che bisogna stringere i denti, sperando che in tempi brevi si riesca a superare una situazione complicata dal fatto che abbiamo non uno ma tanti sistemi informatici».

Il guaio è che nessuno è in grado di dire per quanto tempo ancora si andrà avanti con una situazione assurda, in particolare nell’era dell’informatica e di una medicina che ha compiuto passi da gigante, proprio in virtù del fatto che può contare su una serie di informazioni impensabili fino a pochi anni fa.

«Il settore informatico - assicura Andreas Fabi, direttore generale dell’Asl unica - sta lavorando a ritmo continuo, ma i miracoli qui non li fa nessuno. Per ordine del Garante prima si è dovuto oscurare tutti i dati e adesso, man mano che i cittadini danno il consenso, si sta cercando di renderli nuovamente visibili. Purtroppo, abbiamo più sistemi informatici che non dialogano tra di loro e questo complica terribilmente le cose».

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