BOLZANO. Privacy e salute, il momento è delicato. Lucio Lucchin, primario di dietetica e nutrizione clinica al San Maurizio, ha organizzato un dibattito sul tema all'interno del XXV convegno “Per dar benessere agli anni”, che si è tenuto ieri all'Upad. Presente alla conferenza il capo della Procura Guido Rispoli, che ha fatto chiarezza e dato una speranza: “Il lavoro del Garante della privacy è molto complicato. Bisogna ricordare comunque che i suoi provvedimenti sono impugnabili davanti al giudice”. Un legame, quello tra la privacy e le strutture ospedaliere, che causa all'Asl non poche grane. “Purtroppo – spiega il direttore amministrativo Marco Cappello – il Garante ha segnalato un'anomalia nel nostro sistema di protezione dei dati personali e ci ha sanzionato”. Il fatto in questione risale al 2010, quando una segretaria del reparto di Oncologia venne condannata per aver rilasciato dichiarazioni riservate legate al quadro clinico di una paziente sieropositiva. Fu in quell'occasione che il Garante decise di intervenire per effettuare un controllo sul rispetto delle norme legate al trattamento dei dati personali dei pazienti. Oggi posso dire che il Garante ci ha concesso una proroga fino al 31 ottobre per gli adempimenti ancora in itinere (Bolzano e Merano) in ordine alla regolarizzazione del "dossier sanitario". Il 15 ottobre ho ottenuto di incontrare personalmente il Garante a Roma, assieme al nostro responsabile informatico (ingegner Steurer) ed alla responsabile di progetto (dottoressa Stacchetti), questione che ci consentirà di approfondire tutte le questioni in sospeso».

«Oggi rischiamo di esagerare – spiega Lucchin – un medico di base teoricamente dovrebbe chiamare i pazienti in attesa per numero, non per nome». «La tutela della privacy – spiega il professor Giovanni Fornero, filosofo – è una grande conquista della civiltà, ma è necessario trovare un giusto equilibrio. Per farlo bisogna tornare agli antichi valori della società». D'accordo anche il direttore dell’”Alto Adige” Alberto Faustini: «Dobbiamo essere noi stessi a porci determinati limiti». «Certo che siamo una società complicata – ha concluso l'assessore Martha Stocker – ci preoccupiamo della privacy in maniera esasperata e non pensiamo a chi i nostri dati li ha e li utilizza con fini tutt'altro che positivi».

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