BOLZANO. «Con la privacy perdiamo tempo, credibilità e ne va della sicurezza dei pazienti. Tutti i giorni volano lettere di protesta che finiscono in direzione. La situazione è intollerabile». Eccoli qui i medici del San Maurizio alle prese con i pesanti disagi provocati dalla cartella clinica digitale introdotta dall'Asl - su pressioni del Garante - che, in assenza di consenso del paziente, oscura i dati. E andiamo a vedere, questi problemi, con due esempi. Primo esempio. Un paziente anziano, affetto da più patologie, viene ricoverato di notte al San Maurizio in condizioni critiche. Sta male. Viene sottoposto ad elettrocardiogramma che evidenzia alterazioni. Il medico cerca nel computer gli esami precedenti per confrontarli e valutarli ma non riesce a vederli. Il paziente continua ad aggravarsi e non è in grado di raccontare la sua storia clinica. Il medico non ha altra scelta: corre in Rianimazione, apre il computer (che non ha blocchi da privacy), stampa i dati e torna in reparto. Altro paziente, altro esempio. In ospedale arriva una donna che è già stata operata ed ha eseguito esami in altri reparti. Spiega che quattro giorni prima ha dato l’ok al trattamento della cartella clinica ma il medico non riesce a vederla. Chiede alla paziente se per caso ha gli esami a casa o se ricorda in che reparto è stata per andare a prenderli.

Federico Martin, primario di Chirurgia al San Maurizio e presidente provinciale dell'Anpo - l'Associazione primari ospedalieri - è allarmato ed ha scritto una lettera (che trovate qui sotto) alla direzione: «Guardate che se protesto c’è un problema. Qui stiamo lavorando al buio. Le difficoltà incontrate riguardano una gestione moderna, sicura ed efficiente dei processi di cura. Anche se il paziente ha dato il consenso al trattamento dei suoi dati noi, dai tre ai quattro giorni dopo, non riusciamo ancora a vedere nulla. Ci troviamo a chiedere ai pazienti di portare gli esami da casa o ci tocca correre di reparto in reparto per raccogliere analisi». Gli unici ad avere - ma solo per il momento, precisano all'Asl - accesso libero a tutti i dati sono Pronto Soccorso, Rianimazione, Oncologia e Dietetica.

A complicare una questione già delicatissima ci si sono messi pure gli 11 diversi partner esterni all'ospedale che gestiscono 11 diversi sistemi informatici. In ulteriore difficoltà quindi - per una questione di software - Chirurgia, Cardiologia, Dermatologia e Dietologia. Il direttore dell’Asl, Andreas Fabi, ammette i disagi: «Purtroppo una ditta informatica esterna non ha aggiornato il sistema di alcuni reparti che adesso sono in difficoltà perchè il software non si apre anche se il paziente ha dato il consenso. Continuiamo a fare pressioni pesantissime. Il direttore amministrativo, Marco Cappello, sta gestendo al meglio una situazione complicata che ci è stata imposta dal Garante». Sulla questione interviene su Facebook anche il chirurgo Antonio Frena, referente per la sanità del Pd: «Le questioni sulla privacy hanno fatto regredire a qualche decennio fa l'attività dei chirurghi oncologi del San Maurizio. Tutti sanno che la Chirurgia generale con certificazione oncologica nasce dalla fusione - avvenuta nel 2012 - dei reparti di Chirurgia 1 e Chirurgia 2. Orbene, con l'attuale applicazione delle regole sulla privacy, abbiamo cessato di vedere persino le informazioni di Chirurgia 1 e Chirurgia 2, perchè il sistema li considera reparti diversi dal nostro e quindi ci impedisce l'accesso. In Chirurgia generale abbiamo quindi perso lo storico dei nostri pazienti dal 2004 al 2009. Un danno di proporzioni incredibili, che ci impedisce di fare bene il nostro lavoro».©RIPRODUZIONE RISERVATA