BOLZANO. Sui cosiddetti «profughi fuori quota» – ovvero quelli che non sono stati registrati negli hotspot e che sono in esubero rispetto allo 0,9 per cento che spetta all’Alto Adige in base alla ripartizione decisa a livello nazionale – la Provincia di Bolzano non molla. Sull’argomento, ieri, c’è stato un serrato confronto anche durante la conferenza stampa della giunta provinciale, con il presidente della Provincia Arno Kompatscher che ha risposto punto su punto ai volontari del Comitato «Bolzano accoglie». Al centro della polemica ci sono i 240 rifugiati che chiedono protezione internazionale da parecchi mesi. Solo 40 di essi - considerati vulnerabili - hanno ottenuto un alloggio. «I restanti, durante l’inverno, - sottolinea il comitato - sono stati ospitati nelle strutture destinate all’emergenza freddo. Dopo la chiusura di queste ultime Provincia e Commissariato del Governo, senza provvedimenti ufficiali, hanno comunicato di voler tenere aperte Salewa e Lemayr. Si tratta di 140 posti letto che non garantiscono standard dignitosi».
Il comitato lamenta, in particolare, la mancanza di assistenza 24 ore su 24 , ma anche del previsto sostegno legale. «La normativa vigente - sottolinea il comitato Bolzano accoglie - prevede anche due pasti caldi al giorno e corsi di lingua».
Il governatore altoatesino da parte sua è tornato a chiedere, con grande fermezza, la registrazione dei richiedenti asilo non registrati nel sistema Sprar (negli hot-spot di Lampedusa). «Abbiamo dimostrato - ha sottolineato Arno Kompatscher - di essere disposti a fare per intero la nostra parte. Questo vale però anche per lo Stato che deve registrare questi profughi, garantendo loro in questo modo lo stesso trattamento dei richiedenti asilo regolarmente registrati».
Il governatore ha ricordato che all'Alto Adige sono stati assegnati 1.600 profughi, dei quali circa 600 hanno già lasciato peraltro il territorio. In questo momento - ha aggiunto il governatore - «la Provincia sta cercando altri 700 posti per l'accoglienza».
La giunta provinciale ha sottolineato che i richiedenti asilo «non registrati» in questo momento sono 140, ma in futuro - complice l’aumento dei flussi migratori - «potrebbero essere molti di più».
Kompatscher ha garantito che anche in futuro sarà assicurata «l’assistenza minima umanitaria, ma a questo punto è diventata anche una questione di principio. Lo Stato deve fare la sua parte».
Il comitato critica, invece, il sistema dell’accoglienza nel suo complesso. «Contrariamente alle dichiarazioni ufficiali fino ad oggi ai richiedenti asilo non è mai stato fornito un secondo pasto, gli orari non sono stati prolungati, costringendo di fatto persone richiedenti protezione internazionale a lasciare le strutture alle 8 di mattina, per poi passare la giornata in strada».
La Provincia, non intende, cambiare la linea seguita finora. «I richiedenti asilo in questione - ha sottolineato nei giorni scorsi anche Luca Critelli, direttore della ripartizione famiglia e politiche sociali - devono rientrare nelle quote nazionali ed essere ripartiti fra le varie regioni».
Alcune associazioni continuano a chiedere anche per loro «un'accoglienza piena». La giunta provinciale, almeno per ora, sui «fuori quota» non intende cedere. (max.bo.)
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