BOLZANO. Affittato in estate dalla Provincia quando si temeva l’arrivo di un’ondata di profughi, pagando 39 mila euro al mese all’imprenditore Pietro Tosolini, l’ex magazzino Alimarket di via Gobetti finora non è mai stato utilizzato, ma il sindaco Renzo Caramaschi è pronto a porre il veto sull’apertura.

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«Quando c’è stata l’Adunata degli alpini - hanno ricordato il sindaco e il vice Christoph Baur - la Provincia ha sollevato problemi su ogni struttura, dove si volevano ospitare anche solo per un paio di giorni gli alpini. Adesso invece mettere i profughi in un ex magazzino va bene? Per noi no. Quella struttura è inadeguata».

Ai rilievi del Comune replica Luca Critelli, direttore della ripartizione politiche sociali della Provincia: «Secondo i tecnici è in regola. Al momento non viene utilizzata, ma potrebbe essere attivata per l’Emergenza freddo, evitando così di gravare sui Piani come era successo nell’ultimo inverno».

Dopo la chiusura improvvisa del Centro consulenza profughi di via Gamper decisa dalla Caritas, per protesta contro il giro di vite deciso dalla Provincia sull’accoglienza delle fasce vulnerabili (donne incinte, con bambini sotto i 14 anni e malati), ormai è braccio di ferro tra il Comune e la Provincia sulla questione profughi e in particolare sui cosiddetti fuori quota, ovvero i richienti asilo che sulla carta non esistono, in quanto non rientrano nel contingente di coloro che lo Stato assegna alle varie Regioni e ai quali si deve garantire una sistemazione. «Ma - ripete Caramaschi - non sono fantasmi, ci sono eccome e sono tutti concentrati a Bolzano: noi abbiamo circa 500 profughi accolti in strutture e altri 400 fuori quota. Un numero inaccettabile, visto che in base ai criteri fissati, dovremmo averne 300. Pretendo che gli accordi vengano rispettati e per questo ho chiesto un incontro urgente con l’assessore Martha Stocker e il prefetto Elisabetta Margiacchi. Vanno accelerati i trasferimenti dei profughi in eccesso dal capoluogo negli altri comuni della provincia. La questione è politica e per questo non voglio incontrarmi con il dirigente Critelli che risolve la questione nel modo più semplice, ovvero mettendo tutti i profughi a Bolzano».

In attesa dell’ennesimo incontro a livello politico, si cerca di trovare una soluzione alternativa dopo la chiusura del Centro consulenza profughi della Caritas. Ieri si sono viste le prime conseguenze: il Servizio integrazione sociale di via Renon, che fa capo all’Assb, è stato preso d’assalto da una ventina di persone che, fino alla scorsa settimana, si rivolgevano all’Ufficio consulenza profughi di via Gamper. Per evitare che la situazione degenerasse è dovuta intervenire la polizia.

«Si tratta però - assicura in una nota la Provincia - di una soluzione transitoria. Sarà comunque necessario ancora del tempo per giungere ad una normalizzazione della situazione».

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