BOLZANO. «Bolzano frontiera d’Europa» è il titolo della manifestazione che si svolgerà oggi alla sede delle officine FS, in via Macello 24, e che vedrà l’arrivo in città della Commissione del Senato per i diritti umani. Sarano presenti il Presidente Luigi Manconi, il senatore Francesco Palermo, il sottosegretario agli affari esteri Sandro Gozi, Arno Kompatscher, Carlotta Sami dell’Alto commissariato Onu per i Rifigutai, oltre alle associazioni Binario 1, Volontarius, Fondazione Langer. L’evento culminante sarà una tavola rotonda aperta a tutti alle ore 16.30 in cui verrà stilata «la Carta di Bolzano». Nel testo sono formulate proposte concrete atte a superare la legislazione europea in materia di accoglienza attualmente basata sugli accordi di Dublino, affermando, come spiega Luigi Manconi «il diritto inalienabile alla libera circolazione degli esseri umani». La sede di Bolzano, è stata, secondo il senatore, una scelta naturale. Dall’inizio dell’anno sono stati 21.000 i profughi, diretti in nord Europa, giunti sulle banchine della stazione di Bolzano con il loro carico di sofferenza e speranza. Sin dai primi mesi dell’anno questo tratto del Paese è diventato il terminale – la frontiera d’Europa appunto – di quanti, passato quel braccio di mare disseminato di morti, cercavano rifugio in nord Europa. Un’emergenza gestita, nonostante la pressione, in modo efficace e senza incidenti.

IL BRENNERO. A tale proposito va ricordato l’atteggiamento di Germania e Austria le quali, prima che l’intensificarsi dei flussi e delle tragedie sulla rotta balcanica rompesse il muro di indifferenza, hanno scaricato sui nostri confini la pressione dell’esodo. In quei mesi la polizia ferroviaria è stata uno degli attori principali nella gestione dell’emergenza. Non pochi i casi in cui i nostri poliziotti sono stati i primi soccorritori, quotandosi in alcuni casi per poter comprare le scarpe ai bambini respinti e che in pochi giorni erano passati dal clima africano alle banchine innevate del Brennero. Ricordiamo le scorte trilaterali, istituite per prevenire gli arrivi alla frontiera e che non poca pressione hanno aggiunto al lavoro dei controlli. Insieme con Lampedusa, Bolzano è stato uno dei primi luoghi dove si è concretamente vissuto il dramma umano e sociale dei profughi. A questo dramma ha risposto una città con le sue associazioni e i suoi liberi cittadini che quotidianamente hanno mettendo a disposizione, cibo, vestiti e risorse umane. LA CARTA DI BOLZANO. Ed è per questa ragione che sarà titolato a Bolzano questo importante documento: «Un omaggio – lo definisce il senatore Manconi – a una città e al suo impegno; alla professionalità della sua amministrazione e dei suoi volontari». Il testo, nel segno di una filosofia nuova dell’accoglienza, si propone di realizzare un diritto di asilo comune europeo. Manconi sostiene che realizzare un piano di reinsediamento con numeri di gran lunga maggiori di quelli fin ora in agenda sia già possibile procedendo a un’applicazione del regolamento di Dublino meno rigida e più duttile. Come? a partire da quelle clausole che lo stesso regolamento mette a disposizione: facendo un più ampio ricorso ai ricongiungimenti familiari; avvalendosi del concetto di sovranità secondo cui uno stato membro, pur non competente per una domanda di asilo, può di fatto diventarlo in considerazioni di ragioni umanitarie; accelerando le procedure di asilo, individuando da subito lo stato competente in base a esigenze umanitarie e familiari. Secondo Manconi, va messa in atto una strategia di anticipazione della richiesta di asilo, istituendo assieme con UNHCR e Unione Europea presidi intermedi nei paesi di transito dove fare i miranti possano fare richiesta. Inoltre facilitare la possibilità degli ingressi regolari per lavoro, motivi familiari, di studio che attualmente non è sufficientemente garantita. L’idea generale, in considerazione del fatto che ci troviamo di fronte a un fenomeno inarrestabile, è quella di ribaltare il punto di vista sulla questione mirgratoria. Non un’invasione ma un opportunità e una risorsa. Durante il corso della giornata non marginale sarà l’apporto degli artisti chiamati a intervenire: dal jazzista Fresu, allo scrittore Maggiani, passando per i Tetes de Bois, il progetto Ardadioungo, Paolo Rossi e Moni Ovadia, il tema dell’accoglienza e della dignità come madre di tutti i diritti sarà al centro della manifestazione.