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BOLZANO. «Sull’arrivo di decine di profughi, ogni settimana, in Alto Adige non possiamo chiudere gli occhi. Servono sia strutture di transito per coloro che vogliono proseguire il loro viaggio verso Nord, ma anche siti per ospitare chi presenta richiesta di asilo»: a dirlo è stato ieri Franz Kripp, scelto dal vescovo Ivo Muser per guidare la Caritas diocesana dal primo luglio al posto di Heiner Schweigkofler, che a breve approderà all’Ipes.
Secondo lei per scuotere le coscienze, anche quelle degli altoatesini, era necessario che morissero oltre 800 persone al largo delle coste libiche?
«Di sicuro è stata una delle tragedie, in assoluto più grandi e gravi, degli ultimi anni a cui l’Europa ha assistito senza poter fare molto. E ci ha ricordato che non possiamo permetterci di lasciare indietro gli ultimi. Anche noi, come hanno ribadito il presidente Kompatscher e l’assessora Stocker, daremo il giusto contributo».
Già, ma l’Alto Adige sta facendo abbastanza per i migranti? Anche quelli di “seconda classe”, che non entrano nei programmi gestiti dallo Stato?
«Il presidente Kompatscher è stato chiaro: ha spiegato che sono iniziati i colloqui con i Comuni per prevedere un numero adeguato di strutture su tutto il territorio. E sono convinto che ci faremo trovare pronti in tempi brevi».
Per lei è un ritorno ai vertici della Caritas dopo l’esperienza fatta dal 1991 al 2002. Adesso le emergenze sociali sono di più. Cosa è cambiato?
«La situazione è peggiorata, la povertà non ha toccato solo gli stranieri e gli emarginati, ma anche le famiglie autoctone, che faticano ad arrivare a fine mese. Dobbiamo farci trovare pronti anche su questo fronte».
Lei dal 2003 al 2005 ha portato avanti, con sua moglie, un progetto sociale e turistico in Nicaragua. Cosa le ha lasciato umanamente?
«È stata un’esperienza unica, che mi ha consentito di scoprire un’altra parte del mondo e dare il mio contributo in un contesto “no profit”. Abbiamo istruito i ragazzi del posto e abbiamo cercare di insegnare loro un mestiere. L’esperienza di “playaelcoco” è stata impagabile».
Lei, da sei anni, fa l’economo per la Diocesi. Lascerà l’incarico?
«Sì, certo. Dirigerò la Caritas a tempo pieno assieme al collega Paolo Valente. Sarà una bella sfida, per due anni».
Perchè parla di una sfida?
«Il nostro obiettivo sarà quello di attivare, concretamente, la convivenza tra gruppi linguistici. Avremo un approccio interculturale e il passo successivo sarà la direzione unica».
Il mandato scadrà il 30 agosto 2017 e solo allora il vescovo Ivo Muser affiderà la Caritas ad un solo direttore, come è stato richiesto dagli stessi fedeli nell’ambito del Sinodo. Italiani e tedeschi dovranno abituarsi a convivere per davvero.
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