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BOLZANO. All’hub davanti alla Fiera è un viavai di operatori e volontari e di altoatesini di origine ucraina e di profughi della guerra che davanti a un bicchiere di tè caldo si conoscono, si scambiano storie, si ascoltano.
Alcuni sono in coda per cominciare le pratiche dell’accoglienza. Mezz’ora, un’ora, la fila dura poco in confronto al tempo che si dovrebbe passare negli uffici dell’Anagrafe, della questura, dell’Azienda sanitaria e di quello che si dovrebbe trascorrere sui mezzi di trasporto, se non esistesse questo centro allestito a tempo record con il lavoro di Protezione Civile, Croce Rossa e Croce Bianca. E in fila ci si conosce: tra profughi, altoatesini e altoatesini di origine ucraina. Intanto è arrivato il via libera al campo di accoglienza che la protezione civile di Bolzano e Trento allestirà al confine con la Moldavia: lunedì partirà una colonna di 35 persone.
Dormire in bagno.
All’hub un gruppo di donne chiacchiera vicino al gazebo dove si fanno i tamponi. «Excuse me, does anyone speak English?». Una signora fa un cenno. «I speak English, German, and Italian as well». Sono altoatesine di origine ucraina venute qui per aiutare i parenti arrivati dalla guerra. Il rischio di finire nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Vie d’uscita dalle città ora aperte, ora sbarrate. Scappare senza niente con sé e pregare di poter tornare, chissà, forse di rivedere la propria casa ancora in piedi.




