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BOLZANO. Uno scandalo che ha pochi precedenti. È questa la vicenda della gestione del Fondo sociale europeo in Alto Adige, scoppiata un anno fa con le gravi irregolarità riscontrate dalla commissione europea. La Provincia deve garantire una svolta nella gestione del Fse. Lo deve fare perché da questo dipende il destino dei 150 milioni di euro del programma 2007-2013 congelati per irregolarità dalla Commissione europea. E lo deve fare perché dall’organizzazione di un sistema integralmente nuovo dipendono anche i fondi per il programma 2014-2020. Intanto sono stati bloccati 640 progetti, con agenzie e cooperative che rischiano il fallimento.
«Ogni cosa che uscirà da qui dovrà essere a dir poco impeccabile. Abbiamo i riflettori della Commissione europea puntati addosso», è la sintesi di Graziano Molon, direttore della ripartizione Europa e direttore ad interim dell’ufficio Fse. Non ci sono solo i riflettori puntati di Bruxelles. Torneranno negli uffici di via Conciapelli della ripartizione Europa gli auditors della Commissione europea per verificare come la Provincia stia sistemando le anomalie riscontrate. Molon siede dal primo settembre sulla poltrona di direttore della ripartizione Europa. È rientrato in Provincia dopo venti anni di lavoro esterno. Dal 9 gennaio ha ereditato la direzione dell’ufficio Fse da Judith Notdurfter, il cui mandato dirigenziale era scaduto. Molon per decisione della giunta provinciale troverà presto al suo fianco Claudio Spadon, l’esperto esterno nominato come autorità di gestione del Fse. Abbiamo chiesto a Molon di fare il punto.
Perché la giunta ha nominato un esperto esterno come Spadon?
«Avrà il ruolo di autorità di gestione del Fse, la figura che gestisce i progetti, li analizza e li segue. L’autorità di gestione è incardinata nella direzione dell’ufficio Fse e fino a gennaio questo ruolo era svolto da Judith Notdurfter. Con l’interim ho svolto io anche il compito di autorità di gestione, ma si potrebbe profilare una incompatibilità con la mia funzione di direttore di ripartizione. Sarà il benvenuto un esperto di valore come Spadon, che porterà tra l’altro un importante sguardo dall’esterno. Allo stesso tempo Spadon conosce bene la nostra realtà. In passato ha lavorato in questi uffici: era il braccio destro di Barbara Repetto».
Ricordiamo come è scoppiato il caso Fse?
«Nel dicembre del 2013,durante l’audit di controllo della Commissione europea sono stati controllati a campione 8 progetti del Fse. I progetti riguardavano la Fondazione Mahler, la «best practice» del Tribunale di Bolzano, la formazione continua del Bauernbund, Iveco, coop Albatros, Kvw Bildung e Apa. In sette casi sono emerse gravi criticità, definite diffuse e sistematiche dalla commissione europea. Sono state contestate anomalie di gestione e di controllo sulla progettazione da parte degli uffici nel programma 2007-2013, per la parte fino al 2012. Voglio ricordare che la relazione della Corte dei Conti sulla programmazione 2000-2006 era stata egregia e nel 2009 gli auditors avevano rilasciato valutazioni positive».
Quanto sono gravi le anomalie contestate?
«Un tasso alto. Il 66%, secondo la Commissione europea».
A quel punto è arrivato il blocco di Bruxelles?
«Sì. Dopo le contestazioni la Provincia ha presentato le proprie controdeduzioni. La commissione europea ha bloccato precauzionalmente i pagamenti di tutto il Fse 2007-2013. La ratifica ufficiale dello stop ai fondi risale allo scorso novembre».
Le anomalie su sette progetti hanno compromesso tutto il Fse?
«Sì, perché la Commissione europea ha chiesto la messa a regime di tutti i sistemi di gestione e controllo. Ci ha dato altri due mesi di tempo per ulteriori controdeduzioni, che abbiamo appena spedito».
Parliamo un po’ di cifre?
«Ritenendo di avere accertato problemi sistematici nel nostro sistema Fse, la Commissione ci ha chiesto di fare una proposta di tagli forfettario sulla programmazione 2007-2013 nelle somme certificate. Su questo c’è una trattativa aperta. L’intera programmazione valeva 150 milioni. La parte certificata, che la commissione ci chiede di tagliare, è di 88 milioni».
A questo si aggiungono i 23 milioni già persi di sicuro?
«Sì, quella è la penalizzazione per non avere rispettato l’obiettivo del livello di spesa degli anni precedenti. Al momento questa è l’unica perdita quantificata. Sul resto non abbiamo ancora idea».
Come vi state muovendo sui progetti bloccati? Cooperative ed enti vari stanno alla vostra porta chiedendo i pagamenti.
«Sono stati congelati 640 progetti presentati da circa 120 soggetti. Quest’anno torneranno gli auditors della Commissione europea per verificare che la struttura abbia adeguato il sistema. Verificheranno i pagamenti effettuati. Dovrà essere spesa “pulita”, priva delle anomalie contestate. I pagamenti sono quindi in corso, direi che siamo a buon punto. Si esamina caso per caso. Dove non ci sono criticità si procede al pagamento con la liquidità di cui disponiamo. I casi critici vengono congelati, perché va verificato anche il binario della cosiddetta sanatoria provinciale, prevista con la legge omnibus n. 7/14».
I progetti esclusi dal Fse verranno pagati con denaro provinciale?
«Solo quelli formulati in modo corretto e che però non rientrano nella categoria Fse per ragioni interpretative o altro».
La sanatoria dipende da criteri non ancora presentati.
«Sono in via di definizione in questi giorni. Alla fine del lavoro di analisi di ogni progetto avremo una fotografia di ciò che potrà essere pagato interamente o parzialmente dal Fse, ciò che potrà rientrare nella sanatoria provinciale e ciò che verrà cancellato».
La programmazione 2014-2020 è stata presentata in ritardo. Si perderanno altri fondi?
«No. Il programma dovrebbe essere approvato entro l’estate, con i primi bandi a settembre. Per noi è fondamentale dare un segnale di discontinuità con il nuovo sistema di controllo, per ridare fiducia al territorio e alla commissione europea».
È pronto il nuovo sistema di gestione Fse?
«Non ancora».
Chi ha commesso le irregolarità?
«È la domanda delle domande».
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