BOLZANO. L'hi-tech al servizio della terza età. Il mondo della tecnologia ha iniziato di recente ad investire ingenti risorse in questo segmento di mercato, perché è qui che - secondo i guru della Silicon Valley - ci sono enormi potenzialità sia di sperimentazione che di business. In un futuro, che è di fatto ormai presente, robot, sensori, videocamere potrebbero ridurre l'esercito di badanti e contenere la spesa socio-sanitaria.

Già oggi un'azienda francese ha messo a punto Roméo che aiuta gli anziani a sbrigare le faccende di casa; l'Istituto italiano di tecnologia di Genova ha sviluppato un robot che riconosce e afferra gli oggetti, mentre RoboCoach è il personal trainer che a Singapore assiste gli anziani nell'attività fisica.

A Bolzano è in fase di sperimentazione un progetto del Comune, coordinato dall’ingegner Gabriele Bucalo, che partendo dalla nuova illuminazione stradale consentirà, attraverso la predisposizione di una rete radio, di individuare l’anziano che dovesse allontanarsi dalla struttura. «Si è deciso - spiega Bucalo - di sostituire le lampade tradizionali con quelle a led più economiche. Contestualmente si è pensato di installare sui lampioni dei ricevitori radio che collegati a dei sensori ci offrono una serie di possibilità».

Al progetto aderiscono la casa di riposo Don Bosco e Villa Europa, dirette da Serena Bergesio, perché si trovano entrambe nell’area compresa tra via Milano, via Montecassino, via Gutenberg, via Sassari, dove si sta sperimentando la nuova illuminazione.

«Le potenzialità delle tecnologie - spiega Bucalo - sono enormi: gli anziani “a rischio allontanamento” saranno dotati di un orologio o di qualche altro dispositivo che, una volta fuori dalla struttura, consentirà di rintracciarli facilmente proprio grazie alla rete radio installata sui lampioni. Speciali sensori posizionati sulle campane della raccolta differenziata così come nei parcheggi a pagamento ci diranno invece se i contenitori sono pieni e se le piazzole blu sono esaurite».

Intanto sempre alla casa di riposo Don Bosco, dove è in fase di realizzazione il centro Alzheimer, il vecchio campanello di chiamata nel caso in cui l’ospite abbia bisogno di aiuto, è stato sostituito in tutte le stanze da un sistema wireless.

«Alle funzioni tradizionali - spiega il direttore Bergesio - di accensione della luce e suono all’esterno della stanza si è aggiunta la chiamata diretta sullo smartphone del personale. Come tutte le cose nuove però ci sta dando ancora problemi ed è in fase di messa a punto».

Interessante anche la sperimentazione durata un anno, dal 2010 al 2011, che il Comune ha realizzato con l’Ibm nell’ambito del progetto “Vivere al sicuro” che ha interessato 30 persone tra i 66 e gli 80 anni (media 77) che abitavano in case “normali” e negli alloggi protetti di via Vintler.

«Attraverso i sensori posizionati in cucina - spiega Michela Trentini, direttore dell’Ufficio Pianificazione sociale - si rilevavano in tempo reale perdite di acqua e gas. Oltre che la temperatura, da cui si capiva anche se la persona cucinava o meno e quindi si poteva avere un’idea dello stato di salute. Durante la sperimentazione un gruppo era stato dotato si smartphone e un gruppo di Evolino, un gioco elettronico per mantenere in esercizio le facoltà intellettive». Il progetto era costato 231 mila euro. Probabilmente troppi per rifinanziarlo anche se la spesa a carico del Comune era stata di 28 mila euro.