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MARTINO IN BADIA. I ladini, e soprattutto la loro storia, tornano ai giusti tempi. E vengono qualificati. Il progetto "Il regno dei Fanes - mito e racconto", promosso dall’Istituto culturale ladino Micurà de Rü , si pone l'obiettivo di recuperare la qualità originaria della tradizione ladina, sfrondandola dalle contaminazioni di genere fantasy e di presentarla al pubblico italiano. Per questo è nata l'idea di realizzare il volume "Miti ladini delle Dolomiti", progetto presentato ieri alla presenza dell'assessore provinciale ladino, Florian Mussner.
Le leggende del "Regno dei Fanes" rivestono un ruolo di primissima importanza per la piena comprensione del territorio delle Dolomiti. Le tradizioni popolari ladine furono raccolte dallo scrittore bolzanino Carlo Felice Wolff (1879-1966), in lingua tedesca, durante la prima metà del Novecento; pubblicate per la prima volta (sempre in lingua tedesca) nel 1929, furono tradotte anche in lingua italiana ma la loro rielaborazione letteraria non fu gradita alla severa ricerca folcloristica e antropologica che la ritenne adatta solo alla lettura di consumo. Così il progetto dell'Istituto culturale Micurà de Rü ha portato all'ideazione del volume "Miti ladini delle Dolomiti", a cui stanno lavorando da due anni lo scrittore italiano Nicola Dal Falco e Ulrike Kindl, con l'intento di far conoscere al mondo di cultura italiana il valore letterario delle leggende ladine raccolte da Karl Felix Wolff.
Il progetto del volume, la cui pubblicazione è prevista per il luglio prossimo, è stato presentato appunto ieri: il direttore e il presidente del Micurà de Rü, Leander Moroder e Albert Videsott, hanno posto in evidenza il carattere identificativo delle leggende per la Ladinia.
Da parte sua la filologa Ulrike Kindl, che confezionerà i commenti a margine nel volume, ha sottolineato che le leggende non furono inventate da Wolff; l'autore le raccolse trasformandole secondo i criteri dell'epoca. (adp)
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