BOLZANO. All'ospedale San Maurizio non è al collasso solo il reparto di medicina: anche il pronto soccorso sta registrando picchi di accessi del 20%. Fra sabato e domenica scorsi così sono state ben 625 le urgenze trattate con lunghe attese per i codici meno gravi. La situazione nel reparto emergenze di Bolzano non è evidentemente nemmeno paragonabile a quegli autentici "gironi infernali" balzati all'onore delle cronache in queste ore dopo che una donna in coma è stata lasciata su una barella per quattro giorni al pronto soccorso del Policlinico Umberto I di Roma. Valutiamo tuttavia la situazione bolzanina che presenta crescenti momenti di criticità, con il primario reggente Mario La Guardia. In questi ultimi giorni avete rasentato il collasso.

«Non c'è dubbio che per una serie di concause, che vanno da un aumento di infortuni sulle piste da sci al picco dell'influenza che sta colpendo soprattutto anziani con pluripatologie e bambini, al nostro pronto soccorso stiamo registrando un aumento degli accessi che supera anche il 20%. La situazione più critica l'abbiamo vissuta fra sabato e domenica scorsi quando nelle quarantotto ore i pazienti che si sono rivolti a noi sono stati ben 625. Per di più in un momento come il fine settimana nel quale abbiamo un organico ridotto con tre medici per turno, uno dei quali deve occuparsi anche dei 18 posti letto dell'astanteria».

Dottor La Guardia, è un problema di personale insufficiente o di struttura logistica dell'attuale pronto soccorso? «Certo un medico o un infermiere in più non guasterebbero, ma non credo sia un problema di organici che attualmente sono soddisfacenti. E sarebbe del resto assurdo avere più personale per operare in spazi nei quali si finirebbe per pestarsi i piedi. Certo scontiamo un'impostazione architettonica del pronto soccorso ormai superata, disegnata negli anni'60 ed entrata in funzione da più di trent'anni. Aspettiamo tutti il nuovo blocco emergenze che dovrebbe essere ultimato per il 2016 e a quel punto sì con spazi maggiori e più razionali sarà necessario avere anche un personale più numeroso».

Il problema più grave si presenta forse per l'atrio delle attese dove le patologie o le ferite più diverse devono convivere in attesa del medico. «E' vero. Lì ci sono i problemi più gravi per un'assenza pesante di privacy per i pazienti in attesa di essere trattati. Però dobbiamo renderci conto che noi facciamo una valutazione preventiva della gravità dei pazienti, ma poi siamo in balia delle emergenze gravi. Sabato mattina, ad esempio, con l'atrio già pieno di persone in attesa si sono presentate otto emergenze da codice rosso che non hanno certo richiesto qualche minuto per essere risolte. E così le attese sono diventate davvero lunghe e pesanti soprattutto per i codici bianchi e verdi che purtroppo hanno dovuto aspettare anche per ore».

E poi inevitabilmente un simile afflusso viene il più delle volte smaltito nei diversi reparti. «E' evidente che si dovrà incentivare l'azione di filtro da parte della medicina di base in modo da evitare un ricorso inappropriato o ingiustificato al pronto soccorso. Poi è chiaro che in certi periodi dell'anno come l'attuale con tutti i casi di influenza spesso con complicazioni serie negli anziani, dopo di noi ci sono reparti sottoposti ad una pressione altrettanto forte».

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