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BOLZANO. E ora la politica altoatesina smette di guardare verso Roma. Da un lato il centrosinistra ha lanciato per le provinciali del 2013 un progetto unitario e «ulivista», territoriale, che unisca i diversi partiti della coalizione scavalcando le dinamiche nazionali, e lo stesso Pd ha modificato il suo statuto per rendersi più autonomo da Roma. Dall'altro il centrodestra, o buona parte di esso, sta cercando di intraprendere un percorso simile: sia in termini di unità che di rapporti col territorio (e di distanza da Roma).
Donato Seppi, leader di Unitalia, mette in chiaro subito: «Non lo facciamo per andare dietro alla sinistra». Ma aggiunge: «Posso dire con orgoglio che il mio è l'unico partito nato a Bolzano, non legato a partiti nazionali, che resiste in consiglio provinciale da 3 legislature. Evidentemente la gente concorda sul fatto che la politica romana non coincide con gli interessi altoatesini. Sono contento se ora lo capiscono anche gli altri. Per questo ribadisco la mia proposta: conteremo di più se siamo uniti, e per unirci dobbiamo pensare ad un'alleanza territoriale, che non abbia simboli e nomi nazionali». Su questo piano «possiamo discutere con tutti: Vezzali, Urzì, Artioli... L'ala Holzmann? Il problema non è l'ala ma lui. Lui e anche la Biancofiore, a Roma non fanno altro che litigare. La gente non ne può più. E in generale il problema è il Pdl. Chi è il Pdl oggi?». Già, chi è?
In attesa del congresso, nel Pdl ogni progetto è congelato. Ma entrambi i candidati prendono in parte le distanze da Roma. Dice Pontecorvo: «La gente ci chiede di risolvere problemi locali, non la crisi dello spread. E non sarà certo l'ennesimo ministro a risolvere le questioni altoatesine. Ovviamente il Pdl resta un partito legato a Roma, ma dobbiamo concentrarci su una politica territoriale, e fare in modo che la gente si senta attaccata alla "cosa pubblica" altoatesina».
Simili le parole di Vezzali: «Per Roma Bolzano sarà sempre un agnello sacrificale perché come italiani contiamo troppo poco, tutti i governi hanno dimostrato di cercare l'appoggio della Svp. Roma va bene come riferimento nazionale ma noi dobbiamo essere "blockfrei" tra Roma e la Provincia e pensare alla nostra realtà locale». La partita sarà complessa, anche perché nel Pdl c'è chi pensa ad un'alleanza «verso il centro» e chi «verso destra».
C'è poi il capitolo Fli, una forza di centrodestra ma che a livello nazionale è nel Terzo Polo con Casini e Rutelli. Ma anche qui sembra prevalere la territorialità: «Sull'Alto Adige i partiti nazionali hanno fallito - dice Alessandro Urzì - a partire dal Pdl. È sempre più necessario un impegno locale, territoriale, delle forze politiche, e i vertici nazionali di Fli sanno benissimo che non siamo autonomi per caso: siamo 100 mila italiani su 400 mila persone. Quindi a livello nazionale va benissimo il Terzo Polo ma qui dobbiamo dialogare con tutti, dal centro a destra, comprese le civiche, per creare un'alleanza su alcuni principi cardine: tutela dell'identità, risoluzione del problema della casa, partecipazione attiva degli italiani alla gestione dell'autonomia».
Donato Seppi, leader di Unitalia, mette in chiaro subito: «Non lo facciamo per andare dietro alla sinistra». Ma aggiunge: «Posso dire con orgoglio che il mio è l'unico partito nato a Bolzano, non legato a partiti nazionali, che resiste in consiglio provinciale da 3 legislature. Evidentemente la gente concorda sul fatto che la politica romana non coincide con gli interessi altoatesini. Sono contento se ora lo capiscono anche gli altri. Per questo ribadisco la mia proposta: conteremo di più se siamo uniti, e per unirci dobbiamo pensare ad un'alleanza territoriale, che non abbia simboli e nomi nazionali». Su questo piano «possiamo discutere con tutti: Vezzali, Urzì, Artioli... L'ala Holzmann? Il problema non è l'ala ma lui. Lui e anche la Biancofiore, a Roma non fanno altro che litigare. La gente non ne può più. E in generale il problema è il Pdl. Chi è il Pdl oggi?». Già, chi è?
In attesa del congresso, nel Pdl ogni progetto è congelato. Ma entrambi i candidati prendono in parte le distanze da Roma. Dice Pontecorvo: «La gente ci chiede di risolvere problemi locali, non la crisi dello spread. E non sarà certo l'ennesimo ministro a risolvere le questioni altoatesine. Ovviamente il Pdl resta un partito legato a Roma, ma dobbiamo concentrarci su una politica territoriale, e fare in modo che la gente si senta attaccata alla "cosa pubblica" altoatesina».
Simili le parole di Vezzali: «Per Roma Bolzano sarà sempre un agnello sacrificale perché come italiani contiamo troppo poco, tutti i governi hanno dimostrato di cercare l'appoggio della Svp. Roma va bene come riferimento nazionale ma noi dobbiamo essere "blockfrei" tra Roma e la Provincia e pensare alla nostra realtà locale». La partita sarà complessa, anche perché nel Pdl c'è chi pensa ad un'alleanza «verso il centro» e chi «verso destra».
C'è poi il capitolo Fli, una forza di centrodestra ma che a livello nazionale è nel Terzo Polo con Casini e Rutelli. Ma anche qui sembra prevalere la territorialità: «Sull'Alto Adige i partiti nazionali hanno fallito - dice Alessandro Urzì - a partire dal Pdl. È sempre più necessario un impegno locale, territoriale, delle forze politiche, e i vertici nazionali di Fli sanno benissimo che non siamo autonomi per caso: siamo 100 mila italiani su 400 mila persone. Quindi a livello nazionale va benissimo il Terzo Polo ma qui dobbiamo dialogare con tutti, dal centro a destra, comprese le civiche, per creare un'alleanza su alcuni principi cardine: tutela dell'identità, risoluzione del problema della casa, partecipazione attiva degli italiani alla gestione dell'autonomia».
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