BOLZANO. Tolti i direttori di dipartimenti e ripartizioni (di cui abbiamo relazionato ieri) ovverossia i vertici assoluti dei funzionari amministrativi provinciali, un gradino sotto stanno direttori d’ufficio e figure assimilabili. Stando alle tabelle appena pubblicate dalla Provincia, i direttori e simili assommano a 253, una decina dei quali guadagnano più di 100 mila euro lordi all’anno. Uno di loro, addirittura, sta sopra i 200 mila. «Eliminiamo gli scatti di anzianità», provoca Toni Serafini, segretario generale della Uil altoatesina. «Anche le retribuzioni dei Provinciali siano legate alla reale produttività e agli obiettivi raggiunti».

La classifica. Ecco le tabelle, suddivise per settori dell’amministrazione. Un file pdf di una ventina di fogli. Per venirne a capo, occorre un po’ di pazienza, ma alla fine si ottiene un quadro abbastanza chiaro e significativo. La top ten inizia con Paolo Zambotto, direttore del servizio veterinario provinciale. Il suo imponibile lordo per il 2012 è di oltre 209 mila euro, assimilabile a quello di uno dei primari Asl.

Dei quali però, nelle tabelle provinciali, non c’è traccia. Oltre al dirigente dei veterinari provinciali, ci sono altri 9 direttori con redditi sopra i 100 mila euro. Sono i dirigenti dell’ufficio contratti, il comandante dei vigili del fuoco, quello dell’agenzia per la mobilità, due coordinatori degli ispettori nelle scuole materne (il tedesco e il ladino, l’italiano sta sotto i 100 mila euro), il direttore dell’ufficio legale, quello dell’ufficio affari legali del territorio, la direttrice delle scuole di musica tedesche, il direttore dell’ufficio caccia e pesca.

Le fasce di reddito. Molto interessante è suddividere i redditi per fasce e poi conteggiare quanti direttori appartengano a quale fascia. Si scopre così che 3 dirigenti stanno fra i 30 mila e i 40 mila euro l’anno; 11 guadagnano invece fra i 40 e i 50 mila; 52 fra i 50 e i 60 mila; 75 fra i 60 e i 70 mila; 58 fra i 70 e gli 80 mila; 20 fra 80 e 90 mila, 14 fra 90 e 100 mila. Oltre, come detto, stanno i 10 direttori sopra i 100 mila euro, uno dei quali sta sopra i 200 mila.

La tirata d’orecchie. Considerando i dati sulle retribuzioni dei dirigenti provinciali, Toni Serafini della Uil commenta: «I problemi sono due. Il primo è di carattere prettamente strutturale: come si sono diminuite di numero le ripartizioni, ora speriamo che la Provincia si metta d’impegno per ridurre anche gli uffici». Qualcosina si è mosso, ma rimane ancora molto da fare. E siccome gli anni delle vacche grasse paiono finiti, «è ora di agire».

Poi, ci sono gli stipendi. «Di certo, bisogna adeguare le retribuzioni ai ruoli, ma è ora di affrontare con pacatezza e serenità il tema degli scatti di anzianità. Anche nel pubblico impiego lo stipendio dovrebbe essere legato alla produttività e agli obiettivi raggiunti. Si deve creare un meccanismo che dia incentivi veri a chi se li merita davvero. Non dobbiamo essere pauperisti: ai dirigenti spettano delle retribuzioni medio alte. Ma anche la Provincia deve fare sua la logica dello sviluppo di carriera basato sulla responsabilità». (d.p.)

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