BOLZANO. Dipendenti provinciali: ora lo scontro si sposta sul mancato rinnovo del contratto di comparto con l’adeguamento delle indennità di istituto, con ritocchi più e meno significativi allo stipendio base. Da una parte ci sono i sindacati, che cercano di tutelare 13 mila lavoratori, e dall’altra c’è il direttore della ripartizione personale della Provincia che non ritiene la questione prioritaria, sebbene l’ultima intesa risalga al 2002. Gianluca Moggio, avvocato e referente del Gs (il maggior sindacato dei dipendenti pubblici), non va per il sottile e attacca l'esecutivo altoatesino. «Dal 2009 la giunta ha sul tavolo la bozza per la revisione del contratto di comparto di tredicimila dipendenti provinciali, ma fa finta di niente. Nel frattempo, sempre per il contratto di comparto, si sono attivati i Comuni e sono iniziate le trattative anche per i lavoratori della sanità. Chiediamo piccoli adeguamenti delle indennità di istituto, ma vogliamo anche sapere a quanto ammontano e come sono distribuite, per poterle rivedere, se necessario, in base alle mutate esigenze. Ci sentiamo discriminati rispetto agli altri lavoratori del pubblico impiego, al punto da poter ipotizzare una condotta antisindacale». Toni Serafini, segretario provinciale della Uil, la vede in modo un po’ diverso: «Il primo step deve essere quello di ridurre gli sprechi, individuando le spese correnti da tagliare. E il personale, in questo caso, rappresenta una piccola quota. Il secondo step è l’esame, attento, delle indennità in vigore. Qualcuna potrebbe essere soppressa, altra aumentate. A riguardo ho un atteggiamento laico: mettiamo tutto sul piatto e vediamo cosa si può fare».
Le indennità di istituto. Moggio affronta, poi, la questione nel dettaglio e fa esempi concreti. «Una delle indennità di istituto in discussione, prevista nel contratto di intercomparto del 2009, ma mai applicata almeno ai provinciali, è quella per i lavoratori che conseguono un master e investono sulla formazione. In base a quell'intesa avrebbero diritto fino al 20% di stipendio in più. Sono decine i dipendenti che lo hanno fatto ma che sono rimasti con le tasche vuote. Il tutto in un contesto in cui sono bloccati dal 2010 gli aumenti legati all'inflazione, con una perdita del potere d'acquisto per ogni dipendente ormai nell'ordine del 13-15%». Le indennità di istituto sono cumulabili tra loro, come prevede una delibera della giunta provinciale del novembre 2009, fino ad un massimo del 45% dello stipendio mensile iniziale della qualifica funzionale di appartenenza. «Siamo consapevoli - continua Moggio - che questo non è un periodo di vacche grasse, ma a questo punto è anche una questione di dignità dei lavoratori».
Le ultime indennità ad essere state adeguate sono quelle per esperti in commissione edilizie comunali (14,75 euro), per l'elaborazione di ricorsi gerarchici in materia di tutela del paesaggio (tra 59 e 118 euro), per gli insegnanti capo classe (tra 57 e 114 euro), per il servizio stradale (75 euro) e per il personale della centrale di viabilità (90 euro). «Le altre, e sono decine, sono bloccate dal 2002. Questa presa di posizione non è solo a nome del Gs ma anche dei colleghi di altre sigle, altrettanto stupiti per l'atteggiamento poco collaborativo della Provincia».
La replica di Schaller. Di tutt’altro avviso il direttore della ripartizione personale Engelbert Schaller. «Facciano pure. Voglio capire quale giudice, di questi tempi, ci condannerà per condotta antisindacale a fronte del mancato rinnovo di un contratto di comparto. In realtà abbiamo trattato la questione e regolamentato orari e profili professionali». Schaller, poi, fa un’analisi complessiva della situazione. «Ho come l'impressione che i rappresentanti sindacali non si rendano conto del periodo in cui ci troviamo. L'Italia e l'Europa sono in un momento particolare e attendono la ripresa dell’economia. Chi, in questo momento, ha un lavoro con un contratto a tempo indeterminato dovrebbe essere ben felice. I disoccupati crescono, anche fra i giovani, e c'è chi inscena una protesta di questo tipo per le indennità di istituto».
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