BRESSANONE. “Anche i negozi hanno un’anima e, in molti casi, sono perfino in grado di regalarci scorci di storia cittadina”. L’avevo scritto, giusto vent’anni fa, in occasione del cinquantesimo anniversario. Oggi che i “Franzelli” festeggiano  70 anni di successi enogastronomici è ancora come ieri. Se alzi il velo dei ricordi, affiora uno spaccato di vita che una memoria distratta ha cancellato.

Riaffiora il mondo del Dopoguerra, quello dell’andare a fare la spesa col “libretto”, un quadernetto blu nel quale il negoziante segnava il conto che, via via, cresceva e che azzeravi a fine mese. Ci ero andato, anch’io, mille volte “da Franzelli” con la mia bella lista.

Quando entravi era tutto un vociare allegro e quasi frenetico. Imperava la voce di Dante, ma quella di Remo non faticava ad emergere. Invece era più delicata quella di Albino Fostini, il fratello della signora Franzelli. Che più avanti si sarebbe dedicato alla vendita del pesce. Dove oggi c’è De Nardo, per intenderci.

Quello che mi era sfuggito, perché ero troppo piccolo, era che dietro quel vociare, quell’andirivieni ci fosse un sommerso di solidarietà oggi improponibile. “Mio padre - racconta Enzo - faceva anche un po’ da banca alle famiglie in crisi. Se c’era un muratore che si rompeva un braccio e per sei mesi non poteva lavorare, la sua famiglia poteva continuare a fare la spesa. Avrebbe pagato quando poteva. E, ricordo molto bene, un giorno entrò una signora che chiamò mio padre in disparte: ‘Dante, ti devo parlare…’ . E sfilandosi la fede, a mo’ di pegno, chiese a mio padre di essere aiutata a comperare una macchina per fare delle maglie in casa. L’aiutò e le lasciò l’anello…”.

Poi, lo sappiamo, il mondo è cambiato. Quello dei negozi di alimentari è andato via via scomparendo, ma i “Franzelli” hanno resistito al tornado dei supermercati che li ha quasi tutti cancellati.

“Nel 1998 ci siamo trasferiti da via Croce in viale Stazione (oggi via Ratisbona) e siamo grati a tutti quei bressanonesi, ora soprattutto di lingua tedesca, che hanno capito la nostra filosofia. Mangiare e bere, poco, sano e buono”.

D’altra parte, quella delle ricerca della qualità massima possibile, era l’unica strada per sfuggire alla morsa della concorrenza della grande distribuzione. “Già negli anni Sessanta avevamo sentito la necessità di prendere la distanza dai prodotti normali. L’olio di oliva abbiamo smesso di venderlo proponendo ai nostri clienti solo olio extravergine. Poi è arrivata la prima enoteca (Enzo è stato uno dei primi sommelier) e sempre alla ricerca dei prodotti di qualità e assoluta genuinità”.

La vera scintilla, la “svolta filosofica” è legata però alla magia di un libro: “Nei primi anni Settanta, tornando in treno da Bologna, lessi il libro ‘Il cibo che uccide’ e capii che non c’era davvero alternativa alla qualità per salvaguardare la salute”.

E così, dopo che papà e zii avevano fatto conoscere ai bressanonesi le grandi specialità  emiliane e soprattutto mantovane, adesso Enzo, assieme ai figli Mattia e Filippo, rifornisce di prodotti esclusivi la migliore ristorazione altoatesina e i migliori negozi.

“Mattia - sorride Enzo, già in pensione ma che continua a lavorare come sempre - è un vero esperto di alimentazione, ma anche un idealista convinto e insegue felicemente tutti quei produttori del buono e sano che ancora esistono. Poi ci pensa l’altro fratello, Filippo, a distribuirli”.

In negozio la certezza della continuità è nelle mani esperte della signora Andrea Kofler. Che, assolutamente non per caso, è la figlia dell’ultimo proprietario dell’ex negozio Marotta di via Portici. Verrebbe da dire, un secolo fa, ma non è vero. Ieri, clienti e simpatizzanti hanno festeggiato a lungo nell’attiguo Bistro Tapas.

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