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BOLZANO. Esce dopodomani, venerdì 21 febbraio, in edicola con l’Alto Adige (al prezzo di 3 euro più il costo del giornale), il libro “Quando pattinavamo in via Roma”, l’atto conclusivo di un lavoro durato due anni, che nelle sue diverse fasi ha visto la partecipazione attiva dei commercianti di via Roma, via Torino e piazza Matteotti, della Confesercenti, degli enti culturali, che operano nella città di Bolzano, del quotidiano Alto Adige, della Fiera di Bolzano, della Rai, della Biblioteca Provinciale Italiana Claudia Augusta e soprattutto dei cittadini di Bolzano, che hanno portato il loro contributo sulle pagine dell’Alto Adige e nel gruppo Facebook, arrivato oggi a 681 partecipanti.
Il progetto. L’esigenza complessa era quella di un intervento di marketing in grado di comunicare la proposta culturale complessiva favorendo l’avvicinamento di nuovi pubblici e che, oltre a essere strumento di comunicazione, riuscisse a diventare un momento importante di produzione culturale condivisa. Il tutto favorendo anche l’immagine e il ruolo degli esercizi commerciali della zona di via Roma, via Torino e piazza Matteotti.
Non semplice, se via Roma non avesse significato per 50 anni la Fiera di Bolzano e il suo palazzo del Ghiaccio.
Per decenni via Roma è stata la sede dell’annuale Fiera campionaria di settembre, un appuntamento fisso per la popolazione dell’intera provincia e l’occasione di una settimana di lavoro per i ragazzi della città. Alla Fiera già negli anni ’50 arrivò la lirica, all’inizio degli anni settanta Maurizio Scaparro portò il teatro (Giorni di lotta con Di Vittorio), un esempio seguito dalla Comune e da altri e poi i concerti, la Città dei ragazzi e tanto altro. Ma la Fiera era anche il ristorante della Forst, il mercato del bestiame, le feste ma soprattutto il Palazzo del Ghiaccio per tutta la stagione invernale. Per quasi 50 anni i bolzanini hanno pattinato in via Roma. Il Palazzo del Ghiaccio è stato sicuramente uno dei più importanti luoghi di aggregazione per intere generazioni. Qualsiasi azione di marketing ha bisogno di un elemento trainante. In questa occasione, l’abbiamo cercato nei ricordi, nei nostri ricordi. Un viaggio nella memoria collettiva, che coinvolgesse direttamente l’intera città, 50 anni di storia di Bolzano, raccontati con il contributo dei cittadini.
Il gioco. Quattro settimane, dal 31 maggio al 21 giugno 2012, un’occasione per promuovere l’offerta culturale complessiva e gli esercizi commerciali di via Roma, via Torino e piazza Matteotti. Un gioco a premi con 30 estrazioni settimanali per due ingressi omaggio a eventi culturali (teatro, cinema, musica, musei). Nel mese del “Gioco” vennero distribuiti 9.975 tagliandi e consegnati 240 premi culturali. L’attenzione e la partecipazione dei cittadini e il ruolo attivo e propositivo degli esercenti ci consentono ora di parlare di un risultato sicuramente positivo, che è stato possibile soprattutto grazie alla disponibilità degli Enti culturali coinvolti, Museo Archeologico, Castel Roncolo, Teatro Stabile, Fond. Teatro Comunale, Teatro Cristallo, Orchestra Haydn/Associazione dei concerti, Filmclub, Museion, Museo Scienze Naturali e Azienda di Soggiorno.
La mostra. Ogni anno a inizio stagione, tubi, snodi e il grande lavoro delle maestranze trasformavano il Padiglione 1 della Fiera nel Palazzo del Ghiaccio. Da qui l’idea di una istallazione fatta di tubi e snodi e dalle immagini. Straordinario poterla fare in via Roma (19/11 – 04/12 2012), grazie alla disponibilità della Scuola Professionale Artigianato e Industria di lingua tedesca. Il luogo ideale, non solo per la sua collocazione ma anche per le sue caratteristiche architettoniche, per i suoi volumi e i suoi spazi, uno dei segni positivi di una città che cambia. La mostra è stata un’importante occasione di incontri, certamente con momenti dedicati inevitabilmente alla nostalgia ma soprattutto di confronti su Bolzano, sulla sua capacità di andare avanti, magari con scelte spesso discutibili, ma nello sforzo comune di rispondere a sempre nuove esigenze.
Il libro. «Via Roma per me, bolzanino quarantenne, è un luogo mitico. Un posto che per gli anni lunghi della mia esistenza - quelli fino ai 16, quelli dove il tempo fugge meno – ha significato l'abitualità rituale del divertimento». Inizia così il testo di Vanja Zappetti, lo storico a cui è stato affidato il compito di riassumere 50 anni di storie e di storia. Anche gli scienziati hanno ricordi e anche dai loro ricordi, come dai nostri, traspare spesso la nostalgia ma rispetto a noi hanno un grande vantaggio, quello di usarli, i ricordi, per capire e farci capire. E così questo libro, come è avvenuto per la Mostra, oltre a essere una raccolta di immagini volutamente senza cronologia e senza didascalie, dove ognuno di noi cerca il proprio ricordo, diventa, grazie al lavoro di Zappetti, uno strumento importante per conoscere la città che è stata, che è e che sarà.


