Bolzano. No, il Natale non ce lo hanno rubato, come qualcuno ha voluto farci credere. Invece, questa è l'occasione di viverlo come il “primo dei Natali” e dunque non con una infinità di parenti ma con lui, il “festeggiato”.

Che è nato, guarda caso, senza riscaldamento in una mangiatoia. Ivo Muser ha ascoltato il Papa dire: “invece di lamentarci per le restrizioni, facciamo qualcosa per chi ha meno”.

E così, anche il nostro vescovo pensa agli ultimi e ci chiede, per una volta, di farlo anche noi.

Tanto da dire, papale papale, che: « La nostra vaccinazione è la solidarietà». E che quindi non è il caso di piangere tanto sui negozi chiusi nei giorni di festa quanto di impegnarci per avere cuori aperti al prossimo.

Senza temere di porre in second'ordine la parte esteriore di una festività che si è così laicizzata da far perdere le proporzioni della questione anche alla politica.

Ma di approfittare di un male (il Covid) per ritrovare un bene: un Natale nel segno della sobrietà e della speranza. Non fa naturalmente politica, Il vescovo Ivo Muser.

Ma andando al nocciolo di un problema che ci ha tanto divisi, tra restrizioni e zone rosse, alla politica risponde. A modo suo.

Eccellenza, stiamo litigando anche sul Natale...

Non facciamolo, vi prego. Ascoltiamo il Papa che dice : invece di lamentarci facciamo qualcosa per chi non ha. Ecco, io dico: recuperiamo il vero Natale.

In realtà sembra che se mancano luci e consumi non lo sia.

Allora chiariamo un punto: il Natale è la festa più umana che ci sia, tra quelle religiose. La possiedono, così, solo i cristiani. Nasce un bimbo, Dio diventa come noi, diviene uomo. Dunque accetta di rischiare. Soffre, sta male. Ha anche paura. Ed è per questo che, cristiani o no, in tutto il mondo lo si festeggia. Milioni di persone sentono vicina questa ricorrenza pur senza la fede, tanto da essere diventata anche una festa laica. Ma c'è un rischio.

Sarebbe?

Anni e anni di laicizzazione hanno portato a svuotare il Natale del suo senso divino e cioè la nascita del Salvatore. Ma anche del suo profondo senso umano: la carità, la solidarietà. Comprendere che Dio si sacrifica per gli ultimi, per i derelitti. Nasce povero. E così a tanti pare che il Natale si svuoti senza doni, consumi, cibo, feste, confusione. Anzi. Che lo si rubi. Ecco, è un cortocircuito rischioso.

Come se ne esce, vescovo Muser?

Guardando il presepio, riandando al primo Natale. Quello è il nucleo. Se riusciremo ad approfittare della terribile prova che ci è dato vivere per provare a stare dentro queste feste con uno spirito nuovo, che poi è antico e vero, sarebbe un regalo che ci ritroveremo nel cuore.

A cosa possiamo pensare per renderlo meno travagliato questo Natale nell’epoca della pandemia?

A Dio che sceglie di lasciare il suo cielo. Dove può tutto. Finendo in mezzo a noi per incontrare la fragilità e la debolezza. Se Dio diventa uomo noi possiamo pur diventare "prossimo".

Ma i regali sono il ricordo dei doni a Gesù. Dunque, in se, sono buoni, no?

Certamente. Sono il segno dell'affetto. Ma il pericolo è andare oltre. Fare del regalo, anzi dei regali e dunque dei consumi, della ricchezza del regalo, il nucleo di questa nostra festa. Ci rubano il Natale? Ma quale? Magari solo quello delle luci e delle feste nei negozi, che pure hanno un senso per l'economia. Ma queste restrizioni non aboliscono il Natale".

Vuol dire che quando del Natale rimane solo il regalo allora è un problema?

È così. Questa che viviamo è una esperienza che, tutti noi speriamo, sarà limitata nel tempo. Dunque, prendiamo da questo tempo quello che ci può venire di buono".

Ci avevano detto "andrà tutto bene”...

Non sempre va tutto bene. Anzi. Noi sappiamo che si può vivere ma anche morire. E saper morire, accettare la fine terrena, può significare imparare a vivere. No, non va tutto bene. Tanti soffrono. E migliaia di persone, cristiani e no, porteranno per tutta la loro vita una ferita aperta: non aver potuto dare l'ultimo saluto e in tanti casi neppure vedere nelle ultime ore, il proprio papà o la propria mamma. Ecco, anche questo è vivere il Natale nel 2020.

La morte fa paura, eccellenza...

Ma noi abbiamo la speranza. Ecco il senso della festa di oggi. La morte non avrà l'ultima parola. Pensiamo al Natale, al bambino che nasce. Ma noi cristiani comprendiamo che l'apice del Natale è la croce. Dio si fa uomo ma sa di dover morire. Come noi. Nasce e decide di soffrire per gli uomini. Senza Natale non c'è il venerdì santo. E neppure la Resurrezione. Questo è il cerchio. Se mai qualcosa di questo messaggio potrà farci pensare un poco di più al senso vero del Natale, ecco, non lo vivremo invano.

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