BOLZANO. «Sono mortificato - dice Andrea Pedevilla, preside del liceo classico “Carducci” - da parte mia c’è stata una sottovalutazione grave dei contenuti di quel questionario. Oggi stesso verrà ritirato e convocherò tutti i rappresentanti di classe per spiegare loro la situazione. Soprattutto per spiegare loro che la scuola non condivide nulla di ciò che c’è scritto là dentro e che il valore scientifico di quella ricerca è zero».

Il questionario che sta mettendo un subbuglio il mondo della scuola- perchè oltre al “Carducci”, dove ne sono state distribuite 300 copie, pare sia finito anche in altre scuole superiori di Bolzano - porta il logo dell’Università di Verona, Dipartimento di Filosofia, Pedagogia e Psicologia. Sono una decina di pagine in tutto, l’ennesima ricerca “sulla convivenza tra gruppo linguistico italiano e gruppo linguistico tedesco”.

Insomma, niente di cui preoccuparsi. Se non fosse che ad un certo punto, dopo quattro o cinque pagine di “hai amici italiani? hai amici tedeschi? di cosa parlate? dove vi vedete? e altre tranquille amenità, gli studenti chiamati a compilarlo si trovano in una sorta di trappola logica, costruita interamente su un postulato politico-razziale a cui non possono sottrarsi. Il cambio di registro viene introdotto infatti da due righette in grassetto in cima alla pagina: “Ti chiediamo di indicare in che grado provi ciascuna delle seguenti emozioni quando pensi alla posizione superiore che hanno i tedeschi rispetto agli italiani”.

Segue l’invito a indicare, con una scala da zero a cento, (una sorta di termometro di simpatia), l’atteggiamento rispettivamente verso i “tedeschi dell’ Alto Adige” e gli “italiani dell’Alto Adige”. Per valutare i gradienti delle risposte, come gruppi di controllo a quel viene chiesto ai ragazzi di indicare il loro livello di gradimento verso “omosessuali”, “disabili”, “ricchi” e “poveri”, alla faccia del raffronto tra gruppi omogenei e con un retropensiero squallidamente reazionario.

E ancora: quesiti “chiusi”, che possono solo ed esclusivamente confermare la tesi di fondo del compilatore. Impossibile sostenere che in Alto Adige non ci sono differenze tra italiani e tedeschi. L’opzione non è prevista. Bisogna invece rispondere alle domande: “Le differenze che ci sono tra italiani e tedeschi sono giuste?”; “È giusto che in Alto Adige i tedeschi siano superiori agli italiani?”; “le differenze tra italiani e tedeschi sono giustificabili?”. Seguono altre tre pagine dello stesso tenore, anzi di più, quasi un mantra ossessivo, un lavaggio del cervello. «Tutti i questionari - specifica il preside Pedevilla - verranno fermati e non verranno restituiti. Da quello che so però non siamo gli unici ad essere finiti in questo pasticcio».