BOLZANO. Quota cento, l’Inps altoatesino questa settimana ha registrato le prime cento richieste. Il dato più eclatante è questo: il 20 per cento delle domande è stato formalizzato da lavoratori al momento disoccupati. E niente direttori, dirigenti, figure apicali, medici, professionisti. Coinvolte esclusivamente le classi sociali medio-basse. A presentare il primo quadro della situazione riguardo al nuovo modello di pensionamento appena entrato in vigore è il direttore regionale dell’Istituto nazionale previdenza sociale, Marco Zanotelli.

Giovedì le domande presentate per la quota cento hanno superato il centinaio. Ieri ne sono arrivate un’altra ventina. Si può quindi tentar di costruire un primo quadro d’insieme, per veder di sviscerare il fenomeno. «Di queste prime cento richieste pervenute nei nostri uffici - riferisce in dettaglio il direttore regionale Inps Marco Zanotelli - intanto possiamo affermare che il 43% riguardano dipendenti privati, il 38% dipendenti pubblici. Nelle altre regioni è andata in parte diversamente, c’è in media una forbice più alta, diciamo che i dipendenti pubblici stanno almeno dieci punti percentuali sotto ai privati». L’1% delle richieste altoatesine riguarda invece il settore agricolo, l’8% gli artigiani. Una quota piuttosto significativa è quella riguardante i commercianti: 11%.

Sul totale - ed è, questo, certamente il dato al momento più illuminante a livello provinciale - il 20% delle domande è stato presentato da disoccupati. Per dirla altrimenti, uno su cinque. Uno strascico evidente della crisi, «con tutta probabilità persone che hanno perso il lavoro, non sono riuscite a reinserirsi altrove e finora non erano riuscite ad andare in pensione».

Un altro dato che può risultare interessante riguarda gli anni di nascita di chi ha presentato le richieste di pensionamento per quota 100. La classe 1952 è poco rappresentata, solo il 3% delle domande presentate. La classe 1953 riguarda il 16% delle richieste, la classe 1954 il 15%. Le due classi più rappresentate sono il 1955, con il 20% delle domande depositate, e il 1956, con il 35%. Questa suddivisione si spiega in maniera abbastanza semplice sulla base di tre ordini di considerazioni: molti altoatesini erano già riusciti ad andare in pre pensionamento senza dover aspettare quota cento, e questo per due motivi; in Alto Adige si inizia a lavorare presto, c’è piena occupazione e quindi è difficile che si registrino buchi contributivi.

I due ultimi punti di vista. Primo, la localizzazione delle domande: il 35% delle richieste è stato presentato da residenti a Bolzano, il 12% da residenti a Merano, il restante 53% dai residenti nelle valli. Secondo, il dato sociologico. «In linea con i dati nazionali, quota 100 allo stato attuale interessa le classi sociali medio-basse. Non abbiamo avuto domande di direttori, dirigenti, figure apicali, medici».

Per aver un dato più preciso sul settore pubblico, infine, si dovrà attendere il 28 febbraio, data entro la quale chi lavora nella scuola può presentare la domanda di pensionamento.

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