BRESSANONE. Sevono piatti caldi, ma si ustionano con una battaglia intestina dove volano gli stracci. La cooperativa sociale Mensa Bressanone è una polveriera posizionata alla base di un buon gruzzolo di soldi pubblici. Da qualche mese, infatti, è in atto una spaccatura netta tra il consiglio d'amministrazione e i dipendenti con il braccio operativo che rinnega la testa e viceversa. Addirittura il responsabile coordinatore del servizio, Paul Profanter, è stato sospeso con la prospettiva di non rientrare più.

Cosa ha determinato, però, questo scontro all'arma bianca? La richiesta di alcuni dipendenti di entrare come soci nella cooperativa e il relativo rigetto da parte del cda composto da 9 membri. Nel mezzo una visione totalmente divergente della politica di sviluppo della cooperativa. Il tutto accompagnato da alcuni carteggi privati che parlano di sottoposti "indegni" a entrare nel sodalizio. All'orizzonte un appalto per i pasti della struttura in zona industriale in scadenza il 31 dicembre 2014.

«Abbiamo chiesto di essere integrati maggiormente e non siamo stati considerati idonei - attacca Profanter - eppure per fare da gestore lo eravamo. La verità è che vogliono mantenere il potere decisionale concentrato nelle mani ristrette di nove membri, ben pagati, senza cambiare nulla. Nelle scorse settimane abbiamo elaborato un piano per assumere 30 dipendenti disabili nei prossimi 10 anni, ma chiaramente nessuno è disposto ad ascoltarlo». Il rigetto della richiesta, però, è stato girato nelle mani dei Freiheitlichen che di certo non si sono fatti pregare nel portarlo alla luce in salsa politichese. «E' questo il motivo per cui sono stato sospeso e per cui, probabilmente, non sarò più reintegrato».

La cooperativa, al momento, conta 18 dipendenti di cui 11 portatori di handicap. Buona parte di loro è piccata con la dirigenza per una mail privata girata dal presidente Leo Kerschbaumer al suo vice in cui si definiscono alcuni dipendenti “indegni” di fare parte della coop. Un aggettivo apparso pesante. «Assolutamente lesivo della nostra dignità personale e professionale - commenta Norma Casanova, da 12 anni impiegata presso la coop - che ci ha ferito oltremisura. Non solo, la storica collaboratrice che da 18 anni seguiva l’amministrazione si è licenziata e il presidente ci ha fatto chiaramente capire di sottostare ai suoi orientamenti senza fiatare».

Necessario, dunque, sentire la viva voce del presidente Leo Kerschbaumer: «Prima di tutto va chiarito che la scelta di non far entrare tra i soci i richiedenti e il gestore è dettata da una visione differente di strategie. E’ impensabile sostenere un piano di sviluppo senza le necessarie credenziali economiche. I dipendenti, per di più, si sono sempre sottratti al confronto che abbiamo più volte chiesto e hanno anche avanzato precise pretese di miglior trattamento economico tra le priorità». D’accordo, però utilizzare “indegni” suona un po’ duro. «Ha ragione, mi sono già scusato per questo. Sono anche stato attaccato sui soldi, ma io guadagno 400 euro netti al mese come presidente e il cda costa 25.000 euro l’anno. Per i dipendenti stanziamo 450.000 euro annuali». La sospensione, infine, come va letta? «Queste sono questioni interne alla cooperativa che portate all’esterno causano solo danni all’attività. I riflessi negativi su un lavoro che è ottimo rischiano di compromettere l’appalto».