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BOLZANO. Sommersa dalle polemiche, è già finita in archivio la campagna del ministero della Salute sul «Fertility Day» del 22 settembre. Quei manifesti, presentati dal ministro Beatrice Lorenzin, hanno provocato rabbia e ironia anche tra gli addetti ai lavori di Bolzano. Dopo le proteste quasi corali e il gelo del presidente del Consiglio Matteo Renzi («non ne sapevo nulla»), le cartoline contestate verranno ritirate e riformulate. Tra inviti a non sottovalutare l’orologio biologico, a non abbandonarsi a eccessi di alcol e fumo, deleteri per la fertilità, a fare i figli da giovani, la campagna si è trasformata in un boomerang.
Per un paio di giorni nei consultori dell’Aied non si è quasi parlato di altro. «Sono in contatto con le colleghe di tutta Italia», racconta Silvia Camin, presidente dell’Aied, «Quella campagna non è piaciuta a nessuno. Inopportuna: è il minimo che si possa dire. Maternità e genitorialità sono temi che devono stare a cuore a tutta l’Italia. E di certo non si risolvono i problemi dicendo “fate figli”. È palese che in Italia si facciano pochi figli per l’assenza di politiche di conciliazione famiglia-lavoro. La maggior parte delle ragazze ha lavori precari, quando va bene. L’Italia ha bisogno di famiglie in difficoltà, a basso reddito e totale insicurezza? Quelle immagini, quegli slogan mettono il dito nella piaga di chi vorrebbe fare figli e non può». Gelida anche la ginecologa Cristina Zanella: «Mi sembra un caso perfetto di colossale equivoco tra ciò che si vuole dire e come viene comunicato. Nei congressi medici affrontiamo il calo della natalità e l’aumento delle maternità over 35 anni, che spesso comportano problemi sanitari. Ma dietro queste cifre ci sono palesi giustificazioni socio-economiche. O al ministero pensano che le donne non fanno figli perché preferiscono uscire a prendere l’aperitivo? La campagna ci dice che è meglio fare i figli da giovani. Lo vedo tutti i giorni nel mio studio, non serve scriverlo sui manifesti. Peccato che queste giovani donne vivano nella più totale precarietà e nella debolezza delle strutture di supporto, a partire dagli asili nido. Non è un caso che in Alto Adige abbiamo cifre diverse rispetto al resto d’Italia: il nostro sistema di welfare aiuta a fare famiglia. Molte delle mie giovani pazienti hanno voglia di figli e li mettono in cantiere appena raggiungono una certa stabilità lavorativa». Achille Chiomento, ginecologo ed ex consigliere dei Radicali, è indignato: «Le donne devono fare ciò che vogliono e ciò che possono. La campagna svela una contraddizione vergognosa. La terra soffre di sovrappopolamento, con un problema sempre più grave di disponibilità di risorse, come dimostrano milioni di persone che si mettono in movimento. Cosa ci dice il ministero? Che dobbiamo fare figli “nostri”, altrimenti avremo bisogno degli stranieri? ». (fr.g.)
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