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BOLZANO. La chiave la dà Letizia Ragaglia. Ed è questa: «Aspettiamo». Così la direttrice di Museion sui dolmen-totem-monumenti-icone che svettano in piazza Magnago. Resa così ancora più metafisica. «Voglio spiegare: anche a Parigi Daniel Buren fece un'operazione altrettanto contestabile e contestata al Palais Royal . Molto simile a questa di Stanislao Fierro qui da noi. Ebbene- aggiunge Ragaglia - dopo qualche tempo i parigini hanno iniziato a girarci in mezzo e a fare loro quell'intervento». Aspettiamo dunque: che la gente se ne appropri, che usi quei dolmen come sfondo per le fotografie oppure che si metta a guardarli e basta. Insomma, dopo Hans Heiss che ha visto molto di funereo e di “poco convivente” in quelle tre sculture rappresentanti i tre gruppi etnici, ora lo spazio è per il dubbio. E l'attesa. Dice ad esempio Carlo Calderan: «Saranno i nostri uomini di Pasqua» . Visto che il rimando esplicito è, per lui, alle misteriose figure umane che costellano l'isola del Pacifico come volti senza volto apparente. Per l'architetto e presidente della Fondazione architettura anche l'osservazione del consigliere verde sulla troppa distanza tra loro potrebbe assurgere a atto simbolico: «I tre totem sono sì distanti ma sono anche racchiusi tutti dentro una stessa piazza, come noi, italiani tedeschi e ladini che pur spesso non dialoganti come vorremmo siamo comunque costretti a condividere uno spazio». Che prima o poi faremo comune. Anche Alessandro Casciaro, titolare della omonima galleria d'arte in via Cappuccini lascia la perplessità a chi vorrebbe dare subito un giudizio alle installazioni: «Potrebbero essere opere d'arte, oppure opera di un progetto architettonico che si fa inconsapevolmente o no arte...». Ma molti giudicano quell'insieme, e dunque anche la piazza stessa nel risultato finale, qualcosa di troppo vuoto e statico. «Vorrei capire se questo scopo sia stato prefigurato nel progetto, cioè nei desideri della committenza. Mi sembra - commenta ancora Casciaro- . che sia stata proprio la Provincia a chiedere questo effetto. Si tratta di un luogo istituzionale, evidentemente non c'era molto spazio per vivacizzarlo con altri interventi». In realtà è quello che spiega Stanislao Fierro, il progettista: «È una piazza che deve essere flessibile e quasi vuota proprio per poter ospitare eventi, raduni o cerimonie. La statua di Laurino è stata infatti spostata apposta dal centro a lato...». Al di là delle specifiche funzionali che hanno condizionato il progetto e dunque la sua resa finale così algida, resta la curiosità del mondo dell'arte per l'effetto che faranno quei parallelepipedi. Che, simbolicamente, devono rappresentare i tre gruppi etnici ma anche le varie tipologie di cave e di pietre del territorio altoatesino: il tipo sudalpino, quello austroalpino e infine quello penninico. Dentro specifiche tutte geologiche. «E' questo un altro elemento che accresce la curiosità e offre il senso dell'operazione - spiega ancora Carlo Calderan - perché ci ricordano le montagne ma soprattutto che la geologia è venuta prima della storia». E probabilmente anche della politica. Totem dunque, da guardare con sguardo complice, se possibile. Lapidaria la candidata di Forza Italia Antonella Biancofiore: «I Dolmen? Tre sarcofaghi che spuntano in una piazza già fredda, inospitale e senz’anima, costata 1milione e 700mila euro di soldi pubblici».
(p.ca.)
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