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BOLZANO. In molte professioni le donne stanno recuperando posizioni. C’è invece un settore in cui la presenza femminile ai vertici è consolidata e non da oggi. La direzione di museo. Le direttrici donna sono numerose. E l’Italia non ha nulla da invidiare all’estero. Piuttosto il contrario. Ne abbiamo parlato con Letizia Ragaglia, direttrice del Museion.
Letizia Ragaglia, finalmente un resoconto al positivo sul rapporto donne e professione?
«E’ vero. Le direttrici di museo sono molte. Particolarmente in Italia, aggiungo, mentre a livello europeo nelle grandi istituzioni prevale ancora una lobby maschile. Anche qui però ci sono segnali di una ascesa di importanti figure femminili. L’ultima Documento, solo per fare un esempio, è stata diretta da una donna, Carolyn Christov-Bakargiev».
In Italia lei conta su numerose colleghe.
«In particolare nel contemporaneo. Alle riunioni dell’Amaci, l’associazione dei musei di arte contemporanea, la presenza femminile è assai forte. Ma non solo nel contemporaneo. Cito alcuni nomi. Il Mart di Rovereto è guidato da Cristiana Collu, che ha preso il testimone da Gabriella Belli, che oggi guida i prestigiosi Musei civici di Venezia. Marina Pugliese dirige il Museo del Novecento a Milano, a Roma il Maxxi Arte è diretto da Anna Mattirolo e il Maxxi Architettura da Margherita Guccione, la Biennale Arte 2011 è stata curata da Bice Curiger, al Castello di Rivoli è stata determinante la presenza di Beatrice Merz e Ida Gianelli. A Napoli Angela Tecce dirige Castel Sant’Elmo».
Come spiega una presenza così forte di donne direttrici?
«Credo che dobbiamo molto ad alcune figure chiave, da Palma Bucarelli, mia figura di riferimento (direttrice della Galleria nazionale d’arte moderna a Roma dal 1942 al 1975), alle stesse Belli e Gianelli per arrivare agli ultimi anni: raccogliamo i frutti i figure che hanno operato talmente bene, con tale autorevolezza, da sdoganare la figura della direttrice di museo. Alle doti classiche delle curatrici, pure molto numerose, le direttrici di museo aggiungono capacità manageriali. Senza nulla togliere ai colleghi uomini, direi che le donne hanno una attitudine felice all’impegno multitasking chiesto ai direttori di museo».
Si scontra con qualche pregiudizio?
«Devo dire di no, sia a Bolzano che fuori. L’unica eccezione che mi viene in mente è la mia presenza alla consulta provinciale musei, ambiente prettamente maschile. Spesso ho avuto la sensazione che qualcuno pensasse che fossi la segretaria verbalizzante. Una eccezione, ripeto, perché anche in Alto Adige il mondo dell’arte gode di una impronta femminile: la presidente del Museion Marion Piffer Damiani, la direttrice di Merano Arte Herta Wolf Torggler, Sabine Gamper all’Ar/ge Kunst, Helga von Aufschnaiter presidente del Künstlerbund, senza dimenticare le direttrici di dipartimento in Provincia Katia Tenti e Karin Dalla Torre.
Favorevole a quote rosa e preferenza di genere per spingere le donne in politica?
«Non amo le quote rosa, ma sono il male minore e le accetto. Posso appoggiare anche una soluzione più drastica come la preferenza di genere. Con le dovute differenze, anche nell’arte ci si pone il tema di garantire una adeguata presenza femminile nelle mostre. Alle artiste non piace essere invitate per fare “quota”, ma se sono brave è giusto spingerle». ©RIPRODUZIONE RISERVATA


