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BOLZANO. «L’ultima volta è stato nel 2012, in Islanda. Ma prima c’erano stati i raid in Patagonia, Bolivia, Ladakh, Marocco. È come una droga dalla quale è difficile disintossicarsi: appena torni a casa, avresti già voglia di ripartire». Pochi giorni fa, alla vigilia della partenza per la spedizione ciclistica in Cile, Pierpaolo Macconi, 39 anni, dipendente dei Bacini montani della Provincia, spiegava così quell’attrazione fatale per l’avventura - in bici, a piedi, con lo sci non importa - che in media ogni due anni porta lui e suoi sei amici bolzanini a partire. Assieme a Macconi, Alberto Micheletti, 42 anni architetto, Stefano Gavioli, 43 anni dipendente di Brennercom, i fratelli Menapace Francesco, 56 anni, Sandro 52, Marco 46, tutti tecnici, e la new entry Luca Bonfante, 49 anni gerente del negozio Sportler di Trento (la catena ha fornito parte del materiale che verrà testato, ndr).
«Stavolta l’obiettivo - dice Francesco Menapace, grande appassionato come i fratelli anche di fondo - è la cima del vulcano attivo più alto del mondo, l’Ojos de Salado, che con i suoi 6893 metri di altezza è anche la seconda vetta più alta del Sudamerica dopo l’Aconcagua».
A rendere l’avventura una vera e propria impresa sarà l’avvicinamento al campo base, posto a quota 5.200.
I bolzanini contano di raggiungere la base del vulcano dopo un itinerario molto duro di più di 1000 chilometri in bici. «Partenza da La Serena, cittá costiera del Cile, per raggiungere il confine con l’Argentina, posto al Paso Agua Negra(4780 m) uno dei passi carrozzabili piú alti del continente. Dopo essere scesi nella regione di Catamarca si risale verso il lungo e affascinante Paso Pircas Negra (4200 m), che dà accesso ad una delle zone piú remote della regione di Atacama in Cile, il Parco Nevado Tres Cruces, dove sará possibile acclimatarsi con alcune tappe costantemente sopra i 4000 metri. Sono posti fantastici, fuori dal mondo ed è proprio questo a renderli speciali».
Inutile dire che il viaggio prevede la totale autonomia e autosufficienza. Ciò significa caricare sulle bici tutto il materiale tecnico, i viveri e soprattutto le scorte di acqua. «Una delle cose più impegnative di questi mesi - spiega Macconi - è stata la preparazione dei bagagli, cercando di ridurre al massimo il peso, ma ciascuno di noi porterà con sè circa 50 chili di materiali».
Le difficoltà principali del raid ciclistico in Cile sono la scarsità d’acqua, i grandi sbalzi di temperature (da più 30 gradi ai meno 15 delle notti in altura), i forti venti della Cordigliera. «Per allenarci al freddo - racconta Menapace - alcune settimane fa siamo andati a dormire in tenda ai piedi delle Odle: il termometro segnava meno 20. È stata una delle poche notti davvero fredde di quest’inverno». L’avventura durerà tre settimane, il gruppo sarà di nuovo a Bolzano il 9 marzo. Chi volesse seguirne le tappe può farlo andando sul sito cileojosdesalado.com.


