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BOLZANO. «Siamo sconcertati per quel che è successo e tentiamo un’analisi. Ricordatevi che la scuola è un’ottima scuola ma su alcuni punti va fatta chiarezza». L’Associazione genitori del Rainerum interviene sulla vicenda che ha travolto l’Istituto, che gode di contributi pubblici. Non piace ai genitori l’obbligo di frequenza delle ore di religione imposto ai ragazzi che non sono cattolici e non piacciono le parole sui gay. «Tutta la nostra vita genitoriale è svolta secondo valori d’inclusione verso tutti e non è questa la nostra visione». A parlare è la presidente, Manuela Corradini Gasperini. Al centro della questione l’ormai noto “contratto del buon cristiano”. Un documento formale che il Rainerum ha scelto di adottare dal prossimo anno e che ha suscitato perplessità tra molti genitori, proteste tra i ragazzi e l’intervento dell’assessore Christian Tommasini che ha annunciato la verifica degli ispettori.
Il “contratto”, raccontato all’”Alto Adige” dal direttore dell’Istituto Don Dino Marcon (già trasferito) dice, tra il resto, che gli studenti di altra fede sono obbligati a frequentare le lezioni di religione cattolica e che per aiutare i giovani gay la scuola attiva un sistema di supporto e aiuto: «A volte - precisa Don Marcon - si interpella uno specialista che aiuti il ragazzo a fare chiarezza sulla propria identità, a volte si tratta di personalità deboli che non nutrono stima di se stesse. Per le sessualità disordinate e disorientate avviamo percorsi di orientamento». Questioni che impongono una riflessione. E la presidente dell’associazione genitori non si tira indietro. «Anch’io ho compilato firmato e consegnato un contratto stampato ex novo mai visto prima. A mio avviso sarebbe stato corretto che la direzione prima lo concordasse con noi». Il Rainerum - secondo i genitori - soddisfa molto bene un’esigenza di servizi che lo spirito e la pedagogia salesiana hanno saputo dare, come per esempio l’accudimento dei ragazzi durante il doposcuola. Va anche detto che se non tutte le famiglie si riconoscono nella scuola cattolica, si sono comunque fidate del Rainerum apprezzandone i valori. «Se però si vogliono orientare le iscrizioni a una scuola prettamente confessionale, allora l’Istituto dovrebbe essere in grado di fare i conti col fatto che le iscrizioni potrebbero ulteriormente calare. Questione che verrebbe a ricadere sulle famiglie con i figli già iscritti con un conseguente aumento della retta scolastica. Come mamma con un approccio laico, non ho mai avuto nessun ripensamento sulla scelta fatta di iscrivere i miei due figli al Rainerum. E anche se viviamo in un momento di forte crisi, ci sono tante altre famiglie che con molti sforzi economici, rinnovano l’iscrizione». L’associazione ricorda poi come molti genitori partecipino a molte iniziative interne organizzando feste, eventi, partecipando a corsi di formazione, sostenendo, dove possibile economicamente, progetti che hanno portato i ragazzi a traguardi riconosciuti. «Però vogliamo essere presenti non solo quando è ritenuto necessario dalla scuola ma anche in momenti come quello in cui, per esempio, si è deciso il “contratto del buon cristiano”. Ho trovato poi alcune considerazioni verso l’orientamento sessuale poco chiare e non coerenti con i valori della Carta Costituzionale. Anche su questo s’imporrebbe alla direzione un chiarimento. I vertici della Chiesa sono impegnati in una riflessione profonda sul tema dell’omosessualità anche grazie alla spinta di rinnovamento voluta dal Santo Padre. Aggiungo e sottolineo che tutta la nostra vita genitoriale è svolta, secondo valori d’inclusione verso tutti. Come attuale presidente continuerò la mia attività rispettando tali valori, così come sempre ho fatto».


