PHOTO
BOLZANO. Affluenza flop al referendum. Ha votato solo il 26,4%, pari a 106.230 elettori, compreso il voto per corrisponenza (5.945 voti). È andata male, peggio delle attese dei promotori, che puntavano a superare il 30%. Ma il referendum confermativo non prevede un quorum e oggi, a spoglio terminato, verrà proclamato se ha vinto il «sì» o il «no» alla legge provinciale sulla democrazia diretta.
Si è votato ieri dalle 7 alle 22 per il primo referendum confermativo organizzato in Alto Adige. Gli elettori erano chiamati ad approvare o bocciare la legge provinciale n.26 del 25 giugno 2013 sulla partecipazione civica. È la legge votata solo dalla Svp, avversata da tutti gli altri partiti e da un fronte affollato di 40 associazioni. Ma non è bastato per motivare gli altoatesini. La doccia gelata è arrivata con la rilevazione delle ore 11: solo il 5,5% di affluenza. Alle 22 la conferma del flop con il 26,4%. Il dato più basso tra i comprensori si registra a Bolzano, con il 23,6%, mentre il record va alla Venosta con il 30,6%.
Scostamenti molto più forti vanno invece segnalati nei Comuni, con picchi come quelli di Caines (47%), Lauregno (39%), Termeno (35%) e numerosi centri oltre il 30%.
Il referendum del 2009 sull’aeroporto aveva ottenuto il 38% di affluenza, mancando per poco il quorum del 40%.
La Svp si è mossa poco, i risultati si vedono, oggi sarà interessante vedere chi ha vinto la scommessa. Ma ieri i commenti potevano riguardare solo l’affluenza bassa. Arnold Schuler (Svp), co-firmatario della legge sottoposta a referendum si dichiara stupito da una percentuale così bassa: «Con questi risultati abbiamo perso tutti, noi del sì e lo schieramento del no. Si continua a dire che la Svp è stata ferma, ma non è vero. Non avevamo denaro per la campagna elettorale, ma il partito può muoversi anche in altro modo e lo abbiamo fatto. Abbiamo incalzato i referenti locali della Svp, è stato mandato materiale e l’invito a mobilitare i cittadini, ma si era capito che il tema stentava a fare presa. Eppure pensavo a una percentuale superiore, grazie anche al maltempo che giocava a favore della partecipazione».
Brigitte Foppa (co-portavoce dei Verdi) invece non è stupita dell’afflenza bassa, che collega alla strategia elettorale adottata dai principali partiti, a partire dalla Svp: «La Stella alpina, impegnata per il “sì” ha giocato in difesa e non ha mobilitato il proprio elettorato. Si è mosso poco anche il Pd, schierato con il fronte del “no”, di fatto non c’è stata una loro campagna elettorale. Vedremo chi sarà stato premiato da questo atteggiamento. Dobbiamo considerare che anche i Freiheitlichen, il secondo partito in provincia, non si sono distinti nella campagna elettorale per il “no”». Quaranta associazioni, tutti i partiti con l’eccezione della Svp, il «no» aveva un potenziale di voti molto largo, eppure... «Non è passato il messaggio che questo referendum riguardava i cittadini e la loro possibilità di incidere. È sembrata una questione tecnica, affidata a un quesito oscuro sulla scheda. La Svp ha aggiunto confusione a confusione, sottolineando che la vittoria del no comporterebbe il ripristino della vecchia legge, ancora peggiore di quella portata a referendum, mentre c’è una precisa proposta alternativa già depositata», conclude Brigitte Foppa.
In prima fila per il «no» c’era anche il Movimento 5 Stelle. Il consigliere provinciale Paul Köllensperger aveva fissato nel 30% un risultato apprezzabile, «in linea con la tradizione Svizzera. Non si può certo parlare di un trionfo di partecipazione. La Svp e i media di lingua tedesca hanno silenziato il referendum e questi sono i risultati». Non potrà essere solo colpa dei media. «La materia è difficile da spiegare, è il motivo per cui vogliamo una legge migliore, capace di avvicinare le persone», così Köllensperger. Tutti i dati su www.altoadige.it.
©RIPRODUZIONE RISERVATA


