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BOLZANO. In piazza Magnago si è chiusa la campagna di propaganda del Comitato per il No al referendum confermativo in programma domenica 9 febbraio in Alto Adige. In quell'occasione, è anche stato reso noto un appello di personalità. Eccolo:
"Cittadine e cittadini! Nel referendum del 9 febbraio 2014, rispondiamo con un chiaro NO! NO alla legge sulla partecipazione civica approvata nella scorsa legislatura in Consiglio provinciale coi soli voti della SVP. Questa legge impedisce una vera partecipazione, perché nei fatti renderebbe impossibili in futuro altri referendum. Ma noi cittadine e cittadini vogliamo assumerci responsabilità per il futuro della nostra provincia e partecipare a decisioni importanti, perché finalmente ci sia un vero rinnovamento politico che duri nel tempo.
Per questo è stata anche ripresentata in Consiglio provinciale la proposta d’iniziativa popolare che era quasi diventata legge col referendum del 2009, col voto di quasi 18.000 cittadine e cittadini e l’appoggio di molte associazioni. Diamo a questa proposta di legge una nuova chance nel nuovo Consiglio provinciale! Non c’è futuro senza noi cittadine e cittadini!
Vogliamo una vera democrazia – ora!
I firmatari dell’appello
Walther Andreaus, Priska Auer, Christine Baumgartner, Rudi Dalvai, Siegfried de Rachewiltz, Johannes Fragner, Unterpertinger, Heini Grandi, Robert Hochgruber, Bernd Karner, Sepp Kußtatscher, Maria Kußtatscher Mair, Alois Lageder, Ottilia Mair, Verena Mumelter, Peter Ortner, Werner Palla, Doriana Pavanello, Wolfgang Piller, Johanna Plasinger, Kuno Prey, Roland Prünster, Georg Schedereit, Benno Simma, Heinrich Tischler, Karl Tragust, Tony Tschenett, Claudio Vedovelli, Otto von Aufschnaiter, Luis Vonmetz, Hans Widmann.
Motivazioni.
Il 9 febbraio 2014, per la prima volta i cittadini e cittadine aventi diritto al voto in Alto Adige decideranno con referendum se una legge approvata dal Consiglio provinciale debba entrare in vigore o no. Questo è possibile grazie alla riforma dello Statuto d’autonomia voluta dal Parlamento nel 2001, riforma che per l’approvazione delle regole procedurali della democrazia prevede appunto il referendum.
Possiamo decidere su una legge approvata il 6 giugno 1993 esclusivamente coi voti del gruppo SVP, che dovrebbe cambiare la vigente regolamentazione sulla partecipazione civica in provincia di Bolzano. Questa legge è la risposta della SVP all’esito del primo referendum provinciale, quello del 2009, fallito per i pochi voti mancanti al quorum – un sistema su cui abbiamo già espresso forti critiche. La stragrande maggioranza dei votanti era favorevole a diritti di partecipazione civica ben applicabili, per mezzo dei due strumenti essenziali della democrazia diretta: referendum e iniziativa popolare.
La legge della SVP non permette né l’uno né l’altro. Il referendum a controllo delle decisioni del Consiglio e della Giunta provinciali non è nemmeno previsto. E l’iniziativa popolare – che permette a cittadine e cittadini di presentare al Consiglio proposte proprie, di organizzazioni o associazioni – è regolamentata in modo da non arrivare affatto al referendum o da impedire che le proposte ottengano la necessaria maggioranza. Inoltre è esplicitamente negato il diritto di sottoporre al voto popolare proposte per modificare le regole procedurali della democrazia (elezioni e votazioni, comprese le disposizioni sugli stipendi dei politici); né è prevista un’informazione istituzionale indipendente.
Questa legge permette a cittadine e cittadini solo di parlare. A decidere sarà come sempre la maggioranza in carica. Noi cittadine e cittadini dell’Alto Adige abbiamo un’unica possibilità di potenziare ed estendere la sovranità che ci spetta in democrazia: respingere questa legge a maggioranza votando NO il 9 febbraio. Solo così il nuovo Consiglio provinciale sarà tenuto ad approvare una buona legge per una vera partecipazione civica. La proposta in questo senso, presentata da quasi 18.000 cittadine e cittadini col sostegno di molte associazioni, già attende la trattazione in Consiglio.
Non abbiamo più tempo da perdere. Sempre più persone capiscono che le questioni e problemi veramente grandi che inesorabilmente ci si pongono non possono essere risolti solo dai politici eletti. Noi cittadine e cittadini dobbiamo e vogliamo prenderci la nostra parte di responsabilità, e partecipare alle decisioni. Per far questo servono strumenti di democrazia diretta ben applicabili ed efficaci. L’esperienza e tutti gli studi scientifici sulla democrazia diretta in diversi Paesi mostrano che essa funziona veramente solo se i cittadini, per partecipare alle decisioni, non devono fare un’estenuante corsa a ostacoli. Per una regolamentazione così molti cittadini e cittadine dell’Alto Adige lottano da più di 18 anni, con consenso crescente nella popolazione. È finalmente ora che diventi una realtà.
I promotori.
1. Adolf Fliri
2. Alessandro Cosi
3. Andreas Riedl
4. Argante Brancalion
5. Clara Dolzani
6. Clemens Frötscher
7. Cristina Herz
8. Diego Delmonego
9. Elisabeth Ladinser
10. Emmy Delazer
11. Erika Rinner
12. Erwin Demichiel
13. Eva Prantl
14. Franca De Pasquale
15. Franz Egger
16. Franz Linter
17. Georg Bauer
18. Gertraud Raffeiner
19. Gertrud Gius
20. Gregor Beikircher
21. Griseldis Dietl
22. Hermann Taber
23. Hubert Comploi,
24. Johann Fliri
25. Karl Berger
26. Karl Trojer
27. Klaudia Resch
28. Konrad Hofer
29. Luisa Renzi
30. Marco Tavernar
31. Margareth Raffeiner
32. Edith Stein
33. Martin Fink
34. Martin Hauser
35. Michele Lonardi
36. Orlanda Jyoti
37. Roberto Paiarola
38. Roberto Pompermaier
39. Silvia Bacca
40. Sigmund Kripp
41. Simon Constantini
42. Simonetta Stringari
43. Stephan Lausch
44. Sybille Tezzele Kramer
45. Thomas Bracchetti
46. Toni Martini
47. Verena Frei
48. Verena Neubauer
49. Wilfried Meran


