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BOLZANO. Reinhold Messner, di solito, non è uno che se ne sta fermo al campo base. Esce e va. E così eccolo comparire a fianco di Liliana Di Fede (segretaria provinciale del Pd). A dire: «Se nella vita vuoi salire in alto devi avere il coraggio di cambiare, di metterti in discussione». Ecco il "Sì" al referendum sulla riforma costituzionale che non t'aspetti. E poi c'è Giorgio Cagnotto, un altro che si butta e non sta fermo: «Restare immobili sarebbe un errore gravissimo e io non voglio un'Italia che torna indietro. O che resta ferma dov'è sempre stata». Il papà di Tania è un altro dei testimoni che i comitati per il "Sì" hanno affiancato alle falangi renziane. Perché è questo il messaggio: non c'è solo il Pd e tantomeno, non c'è solo la sua maggioranza. «Il referendum non è un congresso per democratici e neppure un voto su Renzi si o no - ripete la segretaria - ma una consultazione tra gli italiani per decidere se puntare sul nuovo, sulle riforme, su un Paese più dinamico e moderno oppure restare bloccati dai veti incrociati». Magari fermi ai fallimenti della bicamerale. «Basta un Sì» si chiama il comitato.
Che poi non è uno, sono tre.
Uno guidato da Liliana Di Fede (Basta un sì, insieme) e che raduna chi fa politica o l'ha fatta. Un secondo (Basta un sì per cambiare) con in testa Marco Timperio e un terzo (Basta un sì con fiducia) coordinato da Chicca Pascarella che invece radunano i "non politici", la mitica società civile, gente che presta il suo nome e il suo volto per una battaglia di riforma. E proprio in questi due ultimi comitati troviamo il re degli Ottomila («per una Italia dinamica e moderna e per la difesa della nostra autonomia»), Cagnotto e poi Pietro Borgo, già a capo della Iveco di Bolzano ora manager industriale in Germania; e poi Andrea Felis e Barbara Repetto. Ancora schierati nei comitati l'ex sindaco di Bolzano Gigi Spagnolli, Christian Tommasini, Carlo Azzolini, Carlo Bassetti, Michele Stramandinoli, Salvatore Cavallo, Silvano Baratta, Monica Franch, Stefano Fattor, Stefano Pagani, Ardelio Michielli, Matteo Bonvicini. Una composizione anche politicamente trasversale dentro lo stesso Pd: «Non ci sono correnti in questa battaglia per la modernizzazione e le riforme- osserva la segretaria - ma una reale condivisione degli obiettivi. Perché la battaglia sarà dura. E alla fine occorrerà scegliere: o questo tentativo di cambiamento o la vittoria dei Grillo e dei Salvini». Questo il senso dello sforzo dei comitati: far capire, al fondo, che una vittoria del "no" sarà preda soprattutto dei populisti e dei grillini mentre verranno schiacciate le altre ragioni dell'opposizione, soprattutto a sinistra, che potrebbe venire mediaticamente schiacciata dalla sfida semplificata Renzi- Grillo. Gli autentici antagonisti. Nel Pd bolzanino, comunque non sono tutte rose e fiori. Le dinamiche che stanno coinvolgendo la minoranza interna a livello nazionale, con le forze che si stanno coagulando intorno a Massimo D'Alema o a Bersani sono guardate con attenzione. E dunque che farà Luisa Gnecchi? «Aspettiamo - commenta Di Fede - ma contiamo di poter essere uniti in questo passaggio decisivo». Importante, per capire il posizionamento della Gnecchi, bersaniana della primissima ora, saranno le intese che potrebbero essere o meno raggiunte in parlamento sui ritocchi alla legge elettorale. A questo proposito è stata o programmato incontro, venerdì 16 settembre alle 18 al Circolo della stampa con relatori Valeria Fedeli e il senatore Francesco Palermo.


