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Bolzano. «Refugees Welcome propone un nuovo modo di pensare l’accoglienza». Così Loris Ramazzino descrive l’associazione nata in Germania nel 2014 e aperta in Italia dalla fine del 2015, dove è attiva soprattutto nel nord del Paese.
Ramazzino, referente per l’area del nord-est, ha presentato le attività che vedranno protagonista il neonato gruppo di volontari di Bolzano. «Refugees Welcome promuove l’accoglienza di rifugiati direttamente nelle case degli italiani. Si tratta di un’accoglienza al di fuori del circuito istituzionale, che arriva cioè dove manca lo Stato». Al momento i volontari si sono confrontati soprattutto con richiedenti asilo e rifugiati che sono dovuti uscire dai centri di accoglienza che li ospitavano. «A ospitare sono singoli e famiglie, gente che si mette in gioco di persona», prosegue Ramazzino: tra le famiglie, a ospitare con più frequenza sono quelle i cui figli grandi sono usciti di casa, ma ci sono anche quelle con figli ancora piccoli. «La nostra funzione è quella di facilitare gli incontri tra chi vuole accogliere e chi cerca accoglienza».
Le testimonianze. Era presente al Vintola18 anche Elisabetta Lucchi, 61 anni, di Verona, con Mamadou Djallo, ventunenne dalla Guinea francese e operatore di un’azienda alimentare veronese. È in Italia da tre anni e Verona ormai la considera la propria città: «All’inizio credevo sarebbe stato difficile vivere con Elisabetta, invece mi sta aiutando a migliorare la lingua e a conoscere meglio le regole e le usanze che ci sono in Italia. Ho preso il diploma di terza media, lavorato come aiuto cuoco e fatto diversi corsi di formazione, ma la soddisfazione più grande è stata riuscire a trovare un lavoro e così adesso mi sono dato un nuovo obiettivo: fare la patente». Prosegue Elisabetta: «La nostra vita è semplice, più che le differenze di cultura a volte emergono quelle di generazione. Il ruolo che sento mio è quello di accompagnarlo verso la propria autonomia e per qualunque difficoltà al mio fianco so di avere i volontari di Refugees Welcome».
Il gruppo Bolzano. In Italia a essere iscritti all'associazione sono 1664 volontari, 1627 tra richiedenti asilo e rifugiati e 1794 tra persone e famiglie disponibili ad accogliere. I “matching” realizzati, ovvero le esperienze di convivenza avviate, sono 130, quarantacinque delle quali si sono concluse positivamente. Trentotto sono ancora in corso: «Il numero basso dei “matching” rispetto alle iscrizioni è dovuto al fatto che non facciamo partire progetti dove non abbiamo un gruppo di lavoro che li sostenga» spiega Ramazzino.
Non vale più per Bolzano, che ora ha il suo gruppo di volontari, tra i quali la coordinatrice Ermira Kola e Diana Belloni, da anni attive nel campo dell’accoglienza locale. «Ci rivolgiamo a famiglie, pensionati, single, studenti, a tutti coloro che hanno a disposizione una camera libera e desiderano utilizzarla per ospitare un rifugiato. Basta registrarsi sul sito www.refugees-welcome.it, vi contatteremo per un colloquio telefonico, vi accompagneremo a delle formazioni, e penseremo all’abbinamento migliore con i rifugiati di Bolzano che fanno parte della piattaforma» spiegano. Per chiarimenti il team locale può essere contattato via mail all'indirizzo bolzano@refugees-welcome.it o attraverso la pagina Facebook “Refugees Welcome Italia Gruppo Bolzano”: «Nessuno viene lasciato solo. In questo percorso ci interfacciamo con l’ospitante, il richiedente asilo o il rifugiato e gli eventuali educatori e operatori che lo seguono».
I bolzanini che accolgono. A Bolzano in realtà l’accoglienza in famiglia di richiedenti asilo è un tema diffuso già da tempo, come racconta al nostro quotidiano una donna che chiameremo Maria, 42 anni e che preferisce restare anonima: «Accolgo per una scelta personale e non voglio venga strumentalizzata» afferma. Maria, con il supporto di quello che oggi è diventato il gruppo di Refugees Welcome Bolzano, sta ospitando da tempo un giovane nordafricano che frequenta la scuola superiore per ottenere il diploma di maturità. « A volte, sono sincera, mi stupisco della forza che lo spinge a lavorare di giorno e studiare di notte. A persone come lui permettere una formazione è fondamentale per il futuro dei giovani e per il nostro. Non vedo l’accoglienza come un evento straordinario, per me è stato normale dire “vieni a casa” e credo che la spontaneità sia necessaria. A volte è impegnativo per gli orari da combinare o per qualche pasto in più da preparare, ma non è un peso, è uno scambio reciproco».
Un signore a fine serata racconta di aver adottato due ragazzi ex richiedenti asilo minorenni: «Le paure all’inizio ci sono, ma poi cadono in maniera naturale». E un’altra famiglia racconta: «Noi abbiamo accolto una ragazza dal nord Africa, ma anche lei ha accolto noi». Conclude Maria: «Si accoglie perché si vuole farlo: ospitare qualcuno in casa propria non è sempre facile. L’accoglienza è un percorso lento, da non imporre ma da promuovere».


