BOLZANO. Il premier Renzi punta sulla via altoatesina alla formazione professionale, per mettere in gioco i giovani che la crisi sta tagliando fuori dal mondo del lavoro. Questo spiega l’incontro a Bolzano dell’altro giorno tra Davide Faraone, responsabile scuola e welfare del Pd, e Simona Malpezzi, deputata lombarda, membro della commissione istruzione della Camera, con i vertici di Assoimprenditori. Il modello duale altoatesino, citato ad esempio dal prefetto Elisabetta Margiacchi in occasione della Festa del 2 giugno, sarà al centro del Business Forum in programma ad ottobre a Bolzano, tra la Confindustria italiana e quella tedesca: all’incontro parteciperanno Renzi e la cancelliera Angela Merkel.

I giovani. Con una metafora che calza perfettamente con la stagione dei mondiali, il presidente di Assoimprenditori Stefan Pan spiega perché la disoccupazione giovanile (tra i 15 e i 24 anni) in Italia è al 40%, contro il 7-8% dell’area tedesca: «Loro i giovani li mandano in campo, noi li teniamo in panchina».

Certo oltre confine l’economia va, mentre in Italia il motore è ingrippato, ma - dicono le statistiche - il basso tasso di disoccupazione tra i giovani si giustifica anche con la formula del modello duale, ovvero una formazione professionale che si fa a scuola e in azienda, mentre in Italia si continua a puntare più sulla teoria e la pratica si fa solo nei laboratori scolastici. Troppo poco.

«Il modello germanico è stato adottato oltre vent’anni fa anche in Alto Adige e la formula funziona: da noi - spiega Mirco Marchiodi, responsabile del Centro studi di Assoimprenditori - i giovani disoccupati sono al 12,2% , al 40% a livello nazionale».

Ciò spiega perché in un momento in cui la disoccupazione giovanile è diventata allarme sociale, cresce l’interesse per la formula della formazione professionale altoatesina: c’è fretta di capire e copiare.

«L’interesse è reale - assicura il presidente di Assoimprenditori - abbiamo avuto incontri con le associazioni di Milano, Novara, Lecco, Vicenza e stanno partendo dei progetti pilota in giro per l’Italia. Questo sarà uno dei temi dell’incontro tra Renzi e Merkel».

In Alto Adige ci sono 4.300 contratti di apprendistato. Una formula che si può applicare ai giovani tra i 15 e i 29 anni e prevede tre livelli: scuola professionale, fascia tra i 18 e i 29 anni, università.

La scuola. La legge provinciale 12 del 2012 recepisce le linee nazionali, ma in particolare per il primo e il terzo livello c’è una declinazione a livello locale grazie anche agli specifici accordi territoriali tra associazioni economiche e sindacati. «Il giovane, che sceglie una scuola professionale - spiega Pan - in Alto Adige fa una doppia formazione: a scuola impara la teoria che mette in pratica in azienda».

L’azienda. Il contratto di apprendistato prevede 400 ore di formazione all’anno che si possono fare a blocchi (10 settimane a scuola e il resto in azienda) o a giornate ( 1-2 giorni alla settimana in classe, il resto in azienda). Ovviamente questo presuppone un collegamento stretto tra i due mondi.

«In azienda - assicura Marchiodi - il giovane viene seguito e cresce professionalmente». L’apprendista viene pagato sia per le ore fatte in classe che in ditta: si parte dal 45% della paga base dell’operaio fino ad un massimo dell’85%.

Per quanto riguarda l’Università, c’è un accordo che riguarda la facoltà di Ingegneria siglato tra Lub, Assoimprenditori, Politecnico di Torino e una sessantina di imprese. Il primo anno è uguale per tutti, i tre successivi chi vuole può aderire al Progetto studenti in attività che consente appunto di lavorare: la retribuzione va da 600 a 800 euro al mese. Dalle statistiche risulta che l’80% degli studenti universitari che aderisce all’iniziativa viene poi assunto dove ha fatto l’apprendistato.

Più in generale da uno studio del 2012 sul mercato del lavoro emerge che, a due anni dal contratto di apprendistato, il 57% aveva ancora un contratto da apprendista; per il 32% il contratto era diventato a tempo indeterminato, il 9% aveva altri tipi di contratti. Solo l’1,5% era disoccupato.

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