Bolzano. La visita dei presidenti Sergio Mattarella e Alexander Van der Bellen al lager e alla lapide per il maestro Franz Innerhofer è il riconoscimento del lavoro che la città ha effettuato sulla memoria delle due dittature: un lavoro partito dal Comune, sempre più condiviso dalla Provincia. L’arrivo sabato dei presidenti di Italia e Austria sarà il sigillo del lavoro fatto fino ad ora. Ne è convinto lo storico Andrea Di Michele, uno dei protagonisti del lavoro di storicizzazione dei monumenti fascisti. Ha partecipato alle commissioni di esperti sul centro di documentazione al Monumento alla Vittoria e sul bassorilievo di Mussolini in piazza Tribunale. E proprio in questi giorni ha terminato il lavoro su una raccolta di saggi dedicata ai rapporti tra Italia e Austria nel Novecento. Lo abbiamo intervistato sulla visita di sabato, che vedrà Mattarella e Van der Bellen a Castel Tirolo nella mattinata e nel pomeriggio a Bolzano in via dei Vanga per Franz Innerhofer e al memoriale del lager in via Resia. Saranno visite private, non sono previsti discorsi.

Andrea di Michele, per la prima volta un presidente italiano e uno austriaco insieme a Bolzano per rendere omaggio alle vittime di fascismo e nazismo. Quale valore assume in una terra particolare come la nostra?

È un passo sicuramente molto positivo. Si cercano alcuni luoghi della memoria che possano produrre un senso di identificazione nelle diverse comunità della nostra provincia, divise molto a lungo. Le due dittature rappresentano una pagina drammatica, la cui lettura è ormai metabolizzata nella storiografia e nel dibattito pubblico della nostra comunità. Quanto alla presenza del presidente austriaco, la sua visita insieme a Mattarella certifica la volontà dei due Paesi di camminare fianco a fianco, anche nell’elaborazione delle due dittature. Le ferite vanno cucite insieme. Farlo a Bolzano significa ribadire che la questione sudtirolese non può essere divisiva.

Su fascismo e nazismo a che punto sono gli altoatesini con i compiti a casa?

Il lavoro fatto è migliore che altrove, forse proprio perché qui le due dittature si sono intrecciate più a lungo. Pensiamo agli interventi di storicizzazione sul lager e sui monumenti fascisti. In Italia il museo sul fascismo non c’è ancora.

C’è un «ma» da qualche parte?

Ci si muove con circospezione attorno a temi ancora scottanti come gli anni del terrorismo. Basti vedere quanto sia ancora sensibile il tema della grazia ai terroristi. Guai a commettere l’errore di dare per scontato quanto raggiunto. È un equilibrio delicato, le bufere etniche di queste settimane, dal nome “Alto Adige” al doppio passaporto ce lo ricordano.

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