BOLZANO. Vai a sapere se non sanno o non vogliono. Fatto sta che più di quattro bolzanini su dieci non differenziano la plastica come dovrebbero.
Non si tratta di un problema da poco, perché il malcostume comporta un minore introito per Seab dalla vendita di plastica, cui c’è da aggiungere una maggiore spesa per la cernita del materiale buono per il riciclaggio e quella per il trasporto ai termovalorizzatori e l’incenerimento del residuo, non riciclabile, che avanza.
Per tentare di correre ai ripari, in questi giorni Seab sta spedendo nelle case dei bolzanini un nuovo dépliant, per spiegare come si fa a raccogliere la plastica. Non solo parole, come in passato, bensì immagini, perché così non si può non capire. Non occorre leggere, basta gettare uno sguardo.
Il problema maggiore, e alla Seab ne sono ben consci, è che la politica negli anni scorsi ha scelto di ampliare di molto - probabilmente troppo - le categorie di plastica raccoglibili nelle campane. Fatto, questo, che ha reso molto più difficoltoso per gli utenti comprendere cosa sia plastica per campana azzurra da cosa non lo sia. E allora, a un certo punto, più di qualcuno in città si è stufato e nelle campane della plastica ha cominciato a gettare davvero di tutto. Senza remore, senza limiti. E il risultato è sotto gli occhi dei tecnici: in media, il 42-43% del contenuto delle campane azzurre non è plastica riciclabile bensì tutt’altro. Insomma, quasi la metà del contenuto non c’entra nulla. Le ditte che si occupano dello svuotamento delle campane sono così costrette ad avviare una pesante opera di cernita. Se il 100% fosse plastica, Seab incasserebbe il 100% di introiti. Così ne incassa solo un 60% scarso. Poi si deve pagare per la cernita, per il trasporto ai termovalorizzatori, per l’incenerimento di ciò che sarebbe dovuto finire da subito nel rifiuto residuo, ossia nei bidoncini condominiali, e invece è finito nelle campane azzurre. Certo, chi ha vinto l’appalto nelle campane trova pure carta, cartone, o metallo. Tutti materiali comunque riciclabili. Ma per lo più dentro alle campane azzurre c’è la qualunque...
Ecco allora il vademecum di Seab. Sono imballaggi in plastica, quindi vanno alla raccolta differenziata: sacchetti della spesa e altri sacchetti di nylon; sacchetti di patatine caramelle e merendine; contenitori di yogurt e formaggio spalmabile; sacchetti di pasta, riso, surgelati eccetera; imballaggi di piccoli elettrodomestici; vaschette in polistirolo di carne, frutta, gelato eccetera; blister di lampadine, giocattoli eccetera; vaschette in plastica per uova, affettati, frutta eccetera; contenitori di detersivi, saponi, shampoo eccetera; bottiglie e film per multipack di acqua, succhi di frutta eccetera.
Non sono invece imballaggi in plastica, quindi non vanno nella raccolta differenziata: cassette di plastica, grandi oggetti di plastica, tastiere di pc e mouse, tetrapak. Tutti questi materiali vanno smaltiti al centro di riciclaggio di via Mitterhofer, in zona industriale. Il tetrapak in realtà si può gettare anche nel residuo. Come nel residuo, ossia nel bidoncino condominiale, vanno gettati stoviglie di plastica, vasi e sottovasi di plastica, giocattoli di plastica, tubi da irrigazione, cd, dvd e loro involucri, penne, righelli, cartelle, pellicole.
Prima di buttarli, i contenitori di plastica andrebbero svuotati, risciacquati e schiacciati.
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