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BOLZANO. La giunta provinciale darà oggi il via libera al nuovo Piano di settore per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. I nodi principali da risolvere riguardano i cosiddetti «rifiuti speciali», tra i quali figurano quelli sanitari (1200 tonnellate prodotte da enti pubblici e 2500 compresi i privati che operano sul territorio), i fanghi (50 mila tonnellate, di cui 25-30 mila prodotte tra Bolzano e Bassa Atesina) e quelli edili (oltre un milione di tonnellate, per le quali esistono già precisi disciplinari). Attualmente i fanghi e i rifiuti sanitari vengono smaltiti fuori provincia o anche all’estero per un esborso complessivo per l’Alto Adige nell’ordine dei 4-5 milioni di euro, a seconda del costo di mercato dello smaltimento a tonnellata. Il Piano ipotizza due siti per bruciare i fanghi, uno a Bolzano e l’altro in val Pusteria, ma la giunta del capoluogo si è già dichiarata assolutamente contraria.
Ecco allora che si fa cenno - sempre per i fanghi - allo studio commissionato agli esperti della Boku, nota università di Vienna, che arriverà sul tavolo dell’assessore provinciale Theiner entro novembre. Bisognerà capire se ci sono le condizioni per realizzare un impianto per il recupero del fosforo dai fanghi o dalle scorie dei fanghi. «Germania e Svizzera sono molto più avanti nella programmazione - ammette Giulio Angelucci, direttore dell’ufficio provinciale per la gestione dei rifiuti - ma allo stato attuale non ci sono tecnologie consolidate ma solo impianti pilota». Per i rifiuti sanitari si sta cercando di valutare, invece, se realizzare o meno un impianto di pre-trattamento a Vadena. L’alternativa è continuare a bruciare tutto all’estero, restando legati all’oscillazione dei prezzi di mercato.
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