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BOLZANO. Rifondazione comunista è in difficoltà, non riesce a trovare funzionari pubblici disponibili ad essere presenti ai banchetti dove il partito raccoglie le firme necessarie (600) per poter presentare la lista. «Si può far dipendere la democrazia dalla buona volontà? Pare di sì - scrive in una nota il segretario Gianfranco Maffei -. La legge elettorale nella nostra provincia prevede che la certificazione delle firme sia prerogativa di alcune figure precise: notai, giudici di pace, segretari comunali e cancellieri di tribunale. Niente dipendenti provinciali con delega né tanto meno consiglieri comunali o altro, come invece prevede la normativa nazionale. Pare impossibile, ma una legge così restrittiva stabilisce che i sopraindicati non siano obbligati a presenziare agli appositi banchetti, ma possano decidere secondo discrezionalità assoluta se svolgere questo servizio. Questa mattina, sono andato in tribunale e in procura a chiedere la disponibilità dei cancellieri, e dopo averne interpellati dieci, mi sono arreso all’evidenza che solo uno di loro avrebbe speso alcune ore del suo tempo per permettere ad una forza politica di presentarsi alla prossima competizione elettorale. Ovviamente i partiti già presenti in consiglio regionale non hanno questa incombenza e sono esentati dal raccogliere le firme, come non hanno problemi quelli che possono pagarsi un notaio. Ora, che un partito debba far dipendere la sua presenza alle elezioni dalla buona volontà di singole persone e non debba essere garantito dal loro ruolo istituzionale, mi pare francamente paradossale e soprattutto antitetico all’idea di una democrazia plurale».
Secondo Maffei: «La legge elettorale regionale è un vero sbarramento per quelle forze che non possono contare su appoggi e amicizie e che soprattutto non godono di rimborsi elettorali ed affini. E’ deprimente la completa assenza di quel senso civico che è il sale di un sistema democratico e che riguarda l’idea stessa delle elezioni come competizione di idee, prima che di partiti. Trattarle come qualcosa di inutile e fastidioso e alla peggio come tentativo di escludere chi non ci piace, è semplicemente inaccettabile».


