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BOLZANO. La Provincia sta preparando un nuovo modello di sussidio all’affitto ed escono le prime indicazioni. Il sistema è destinato a cambiamenti sostanziali. Beneficiari e sindacati stanno alla finestra e temono che l’operazione sfoci semplicemente in un taglio drastico del budget messo a disposizione. «Potranno esserci riduzioni, ma non una revisione forte degli importi», assicura l’assessore all’edilizia abitativa Christian Tommasini, «l’obiettivo non è tagliare, ma stabilizzare il finanziamento e garantire risparmi nella gestione burocratica».
La partita si svolge su due tavoli. In consiglio provinciale deve essere approvato il disegno di legge firmato da Tommasini che sancisce dal 2013 il trasferimento dall’Ipes ai distretti sociali delle competenze sulle nuove richieste di sussidio casa. L’Ipes continuerà a gestire fino ad esaurimento i sussidi già attivati. Cosa accadrà con la gestione dei nuovi casi affidata ai distretti sociali la legge non lo dice, perché l’indicazione dei criteri spetta a un regolamento, cui i tecnici di Tommasini stanno lavorando insieme ai colleghi dell’assessorato alle Politiche sociali di Richard Theiner, che diventerà l’unico titolare della materia .
Tommasini anticipa che «verrà istituito un unico sistema al posto del sussidio casa dell’Ipes e del contributo all’affitto dei distretti sociali. I criteri per accedere verranno rielaborati: il mandato politico di questa operazione è avere una unica prestazione con più equità e meno burocrazia». Attualmente l’Ipes eroga sussidi per 30 milioni all’anno, cui si aggiungono 10 milioni di contributo all’affitto dei distretti. Questi 40 milioni verranno confermati o ridotti? Tommasini non dà cifre: «Stiamo preparando le tabelle sui nuovi criteri, che presenteremo alle parti sociali nelle prossime settimane, per approdare poi in giunta. Chi gode di un sussidio casa può stare tranquillo: verrà seguito dall’Ipes ancora per qualche anno». Quali sono invece le prospettive per chi chiederà un contributo dal 2013 in poi?
«Il nuovo sistema punta a una maggiore equità, che contiamo di raggiungere grazie al Durp. Questo significa che non ci sarà un taglio generalizzato. Le fasce di bisogno verranno garantite e qualcuno potrà vedersi riconoscere un contributo più alto. Chi sta meglio invece potrà perdere qualcosa. Un altro tema è la burocrazia. Il sussidio casa è macchinoso perché viene calcolato in base alla metratura degli appartamenti, ma in compenso la domanda viene presentata solo una volta all’anno. Il contributo dei distretti è più veloce come certificazione, ma va calcolato mensilmente. Pensiamo di prendere il meglio dei due sistemi, puntando su domande annuali». Questo rischia di essere controproducente, avverte l’assessore comunale Mauro Randi: «Uno dei pregi dei distretti sociali è di rispondere quasi in tempo reale a situazioni di emergenza. Con le domande annuali ciò non accade».
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