BOLZANO. Cercare nella neve sperando di riuscire a salvare una vita è qualcosa che ti lascia un segno profondo. Lo capisci dalla pausa e dal sospiro nel racconto di Stefan Miglioranza, operatore del soccorso alpino di Bressanone. «Guardi, all’Hotel Rigopiano è stata un'esperienza davvero intensa».

Sono rientrati all'alba di ieri in Alto Adige e Tirolo i dieci soccorritori impegnati in questi giorni nelle ricerche sulla valanga che ha travolto l'albergo di Farindola, in provincia di Pescara. «Alle 4.30 eravamo a casa: due giorni di lavoro intensissimo. Siamo partiti sabato pomeriggio dopo aver dato la nostra disponibilità in una manciata di ore. In Abruzzo siamo arrivati all’una e mezza raggiungendo il centro situazioni di Penne. Abbiamo tentato di dormire, ma è stato impossibile perché non c'erano letti a disposizione: d'altronde è inevitabile quando arrivano centinaia di persone nello stesso posto per un'emergenza improvvisa». La mancanza di sonno, però, non ha frenato la voglia di mettersi all'opera. Raggiungere l'area della slavina è stato difficile. «Ci sono problemi logistici perché la strada d'accesso è stretta e spesso a senso unico. Arrivare con i mezzi è complicato. Il secondo giorno hanno aperto un varco stradale fino all'albergo con le ruspe e il quadro è migliorato». Poi è iniziato il lavoro con le sonde a vapore messe a disposizione dai colleghi del Tirolo. «È una tecnologia davvero efficace – spiega Miglioranza – ma è chiaramente pensata per i soccorsi su valanghe di neve pura. Al Rigopiano, invece, il manto è colmo di detriti: cuscini, sedie e mobili. Anche alberi e terra ovviamente. Con la telecamera siamo riusciti a sfruttare i canali della sonda e valutare quello che si vedeva in profondità». Bisogna conciliare perizia e rapidità. «Sì, è quella la difficoltà. In tutto ci saranno 200 persone al lavoro sopra la valanga ma spostare anche solo un metro cubo di neve è faticoso, molto faticoso». C'è, infine, quella ferita sulla montagna. «Non appena si dirada la nebbia si scorge nettamente il fronte che ha travolto la struttura. Basta paragonare quello che si vede con le vecchie foto della zona. È una cosa davvero impressionante. Un'immagine che mi porterò sempre dentro».

Emergenza neve nelle Marche.

Oltre alle squadre della protezione civile con i vigili del fuoco del corpo permanente, i volontari e gli operatori dei bacini montani e del servizio strade in queste ore nelle Marche ci sono anche le Truppe Alpine impegnate a liberare i paesi del Centro Italia nella morsa della neve. Anche i militari si occupano di sgomberare le strade, ripristinare le infrastrutture ed aiutare la popolazione.

Anziani, bambini e famiglie già provate dal terremoto trovano nelle penne nere un aiuto concreto per superare un momento molto difficile. I militari, inoltre, possono contare sugli elicotteri per muoversi con più efficacia sul territorio. Sempre, però, con la massima attenzione. Dall'Alto Adige, dunque, sono partiti uomini del Quinto Reggimento Alpini di Vipiteno e del Comando Supporti Tattici Tridentina di Bolzano. Presente, in cielo, anche il Quarto reggimento Aves Altair. A terra, dunque, si muovono squadre di soccorso militari specializzate con mezzi cingolati per la neve e il costante supporto degli uomini Meteomont, esperti nella previsione delle valanghe. ©RIPRODUZIONE RISERVATA