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BOLZANO. Oggi ultimo giorno, il 15 gennaio, di apertura per il Despar di piazza Anne Frank, rione Ortles. Walter Colombo (lista "Io sto con Bolzano"), presidente della circoscrizione Don Bosco, è preoccupato: «In questa parte di città, tra Ortles e Casanova, vivono centinaia e centinaia di famiglie che si trovano a perdere un supermercato sottocasa, comodo e ben frequentato. Se è vero che a poche centinaia di metri resta aperto il Conad di piazza Anita Pichler, ci rendiamo conto che troppe attività qui non sono riuscite ad attecchire. Ci hanno provato, questo è vero, è successo, ma poi si sono arrese. Abbiamo sempre combattuto affinché questa parte di Bolzano, sorta al di là di via Resia, non si riducesse a dormitorio ma di fatto è proprio quel che sta accadendo».
Ma come mai Despar lascia?
Robert Hillebrand - direttore generale dei supermercati Aspiag Despar del Trentino Alto Adige, parla di decisione presa dal cda. «Avevamo aperto quel punto vendita nel 1992, rilevandolo da un precedente supermercato allora di proprietà dei Podini, se ben ricordo era un A&O. Sono passati più di trent'anni e adesso avremmo dovuto investire parecchio per adeguare gli spazi alle nuove sfide e garantire alla clientela un'offerta merceologica all'altezza e un'alta attrattività. Ci siamo però resi conto che in zona abbiamo altri nostri punti vendita - basti pensare a via Resia, via Palermo, via Bari, via Sassari ecc- e deciso quindi di chiudere questo. Non abbandoniamo certo Don Bosco».
Resta da capire se gli spazi rimarranno vuoti o se subentrerà una nuova attività. «I muri non sono nostri, eravamo in affitto, non sappiamo chi arriverà ma posso dire - chiude Hillebrand - che non rimarranno deserti. Sappiamo che aprirà una nuova attività commerciale che non sarà però alimentare». La questione tranquillizza solo in parte il presidente della circoscrizione. «Le attività che hanno aperto - racconta - hanno resistito a fatica e la maggiorparte ha lasciato. Il Despar - stretto tra via Similaun e via Ortles - è sempre stato punto di riferimento per decine di condomini e grandi caseggiati. Ben fornito e con buoni prezzi è sempre stato apprezzato dai residenti felici di avere il supermercato attaccato. Adesso dovranno spostarsi. In questa parte di città resta solo il Conad. Quel che ci preoccupa è che in piazza Anne Frank ci sono dei bar che vivevano anche del passaggio creato da chi andava a fare la spesa, ci auguriamo che non ne risentano, ma temo che sarà così».
Colombo dice che a soffrire maggiormente è la zona di Casanova, poco più su. In piazza Anita Pichler c'è la parafarmacia. «Continuiamo a chiederci perchè non è mai riuscita ad arrivare una vera farmacia. I residenti sono costretti ad andare fino alla comunale di via Resia. Ci sono tanti anziani per i quali spostarsi è complicato. Sempre qui troppi gli spazi commerciali deserti. C'era per esempio una parrucchiera che poi ha chiuso, per fortuna difronte alla stazione ha aperto un negozio di moto usate, che almeno vivacizza la zona. Noi registriamo, purtroppo una costante desertificazione delle già poche attività commerciali aperte negli anni. Vivo qui dal 2009, ci erano state fatte tante promesse. Temevamo che il rione popolato soprattutto da coop ed Ipes rischiasse di diventare un dormitorio ma ci siamo illusi che potesse essere diverso ed adesso siamo punto e a capo. Certo il periodo è difficile, le normale attività faticano ed impera l'online, ma questo non giustifica le continue serrande abbassate che creano vuoto e silenzio. E in generale mancanza di vita». Però si sta bene, c'è silenzio. «Fin troppo - chiude Colombo - Le attività ci vogliono».


