PHOTO
BOLZANO. Tempo di presepi per il Circolo culturale Don Bosco, che anche quest’anno propone la mostra “Riscopriamo il presepe”, allestita presso la sala culturale “Flavia e Remigio Finetto” e giunta quest’anno alla quattordicesima edizione. La mostra è nata per volontà del compianto Emo Magosso con l’intenzione di compensare la scomparsa dei simboli religiosi dagli uffici pubblici, ed è portata avanti dall’amico e presepista Ruggero Crivellaro, che dopo una vita passata all’Enel cura l’esposizione di decine di presepi (una sessantina, quest’anno) realizzati da circa quaranta appassionati che potremmo definire degli autentici artisti. «Quella del presepio è una tradizione nata in Italia, non è importata dai Paesi nordici», spiega Crivellaro, «Emo Magosso, veneto, aveva sempre visto il presepio in casa. Si tratta di una tradizione con forti radici in tutta Italia, come confermano la nota scuola presepistica di Sangemini, in Umbria, o i diorami di Ponte San Pietro, nei pressi di Bergamo.»
L’iniziativa si è rivelata vincente, e non solo a livello locale: le opere provengono dall’Alto Adige, dal Trentino e anche da altre regioni. E non c’è un limite d’età, come conferma l’affabile Antonio Brigo, bolzanino di origine veneta che coi suoi 91 anni è l’espositore più anziano - nonché uno dei più prolifici, con più di cento presepi. Oppure Paolo Recla, 79 anni, originario della Val di Non ma da moltissimo tempo residente a Bolzano, che impiega materiali di riciclo: «Sono andato da un amico in Val di Non per recuperare il fieno e il ceppo con cui fare le scandole, le tegole in legno tipiche delle case alpine.» I materiali impiegati sono semplici, economici, prevalentemente di origine naturale, quasi sempre di recupero: sughero, legno, cartapesta, polistirolo indurito. C’è chi usa il ferro grezzo, come Renzo Fondriest, fabbro di Malgolo, o la stoffa e la ceramica, nel caso della bolzanina Manuela Depinè. Sta lavorando al proprio centoquarantacinquesimo presepio Pierluigi Zamara, anche lui bolzanino, che impiega esclusivamente il legno e che con Franco Mancuso è stato il primo a credere in quest’iniziativa. E così si crea una sinergia tra l’arte presepistica e il bosco, miniera di rami, muschi, radici - il presepio allestito all’interno della chiesa dall’andrianese Josef Müller vede proprio nelle radici il materiale d’elezione. Due sono i lavori speciali: il primo è realizzato dai ragazzi diversamente abili del Laboratorio protetto della Provincia, il secondo dai bambini della scuola materna Raggio di sole, che si sono cimentati in un’opera di tappi di sughero, cotton fioc e fiocchi argentati. Un presepe “a tutto tondo” è la fedele riproduzione di un’autentica casa nonesa; l’artista è Lino Peroceschi, di Cles. Ora l’intenzione è di richiamare sempre più artisti, in modo da dare alla comunità di Don Bosco una mostra ancora più affascinante.
Il messaggio è sempre lo stesso: il presepio come ponte culturale tra i popoli e veicolo di un messaggio universale, necessario ora più che mai. Non è solo un fatto religioso, bensì il segno del superamento di barriere culturali, il simbolo della concordia, all’insegna dell’appello all’unione fraterna che ci indica la Natività.
Per visite guidate è possibile contattare Ruggero Crivellaro (tel. 3283831160).
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’iniziativa si è rivelata vincente, e non solo a livello locale: le opere provengono dall’Alto Adige, dal Trentino e anche da altre regioni. E non c’è un limite d’età, come conferma l’affabile Antonio Brigo, bolzanino di origine veneta che coi suoi 91 anni è l’espositore più anziano - nonché uno dei più prolifici, con più di cento presepi. Oppure Paolo Recla, 79 anni, originario della Val di Non ma da moltissimo tempo residente a Bolzano, che impiega materiali di riciclo: «Sono andato da un amico in Val di Non per recuperare il fieno e il ceppo con cui fare le scandole, le tegole in legno tipiche delle case alpine.» I materiali impiegati sono semplici, economici, prevalentemente di origine naturale, quasi sempre di recupero: sughero, legno, cartapesta, polistirolo indurito. C’è chi usa il ferro grezzo, come Renzo Fondriest, fabbro di Malgolo, o la stoffa e la ceramica, nel caso della bolzanina Manuela Depinè. Sta lavorando al proprio centoquarantacinquesimo presepio Pierluigi Zamara, anche lui bolzanino, che impiega esclusivamente il legno e che con Franco Mancuso è stato il primo a credere in quest’iniziativa. E così si crea una sinergia tra l’arte presepistica e il bosco, miniera di rami, muschi, radici - il presepio allestito all’interno della chiesa dall’andrianese Josef Müller vede proprio nelle radici il materiale d’elezione. Due sono i lavori speciali: il primo è realizzato dai ragazzi diversamente abili del Laboratorio protetto della Provincia, il secondo dai bambini della scuola materna Raggio di sole, che si sono cimentati in un’opera di tappi di sughero, cotton fioc e fiocchi argentati. Un presepe “a tutto tondo” è la fedele riproduzione di un’autentica casa nonesa; l’artista è Lino Peroceschi, di Cles. Ora l’intenzione è di richiamare sempre più artisti, in modo da dare alla comunità di Don Bosco una mostra ancora più affascinante.
Il messaggio è sempre lo stesso: il presepio come ponte culturale tra i popoli e veicolo di un messaggio universale, necessario ora più che mai. Non è solo un fatto religioso, bensì il segno del superamento di barriere culturali, il simbolo della concordia, all’insegna dell’appello all’unione fraterna che ci indica la Natività.
Per visite guidate è possibile contattare Ruggero Crivellaro (tel. 3283831160).
©RIPRODUZIONE RISERVATA


