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BOLZANO. Tutto come previsto: la delibera che stabilisce il restauro della lupa e del leone e il ritorno delle copie a ponte Talvera è passata soltanto con i voti del sindaco e degli assessori italiani. L’assessore ai lavori pubblici Luis Walcher ha votato contro, mentre il vicesindaco Christoph Baur (entrambi esponenti della Svp) non era presente al momento del voto. Nessuna intenzione da parte di Baur di commentare la scelta, ma già a suo tempo quando in giunta si era parlato del destino delle sculture, aveva spiegato che se era d’accordo a restaurare gli originali, era assolutamente contrario a mettere sui pennoni le “copie dei simboli fascisti”.
La delibera, approvata ieri dalla giunta comunale, prevede innanzitutto il restauro delle due sculture, opera dell’artista sudtirolese Ignaz Gabloner, che si trovano già nel laboratorio di Martin Pittertschatscher. Ma anche dopo il restauro, il leone e lupa scolpite nel legno di abete e installate sui pennoni nel 1927, non potranno più tornare all’imbocco di ponte Talvera come sono state in tutti questi anni in quanto - a detta degli esperti - sono “messe troppo male”. Di qui la decisione di esporre gli originali nel museo sotto il monumento alla Vittoria e mettere sui pennoni le copie. Costo dell’operazione 34 mila euro, l’ammontare della spesa approvata ieri. Per il restauro dei quattro pennoni posti sul ponte bisognerà attendere il 2017, perché si dovrà prevedere in bilancio un ulteriore spesa di 35 mila euro.
Le copie torneranno dunque a ponte Talvera il prossimo anno.
«La mia italianità - ha tenuto a precisare il sindaco Renzo Caramaschi - non è certo rappresentata dal leone e dalla lupa, ma il Comune è proprietario di quelle due sculture che sono sotto tutela della sovrintendenza. Abbiamo un obbligo giuridico e morale di conservarle».
Sempre in tema di simboli fascisti, il sindaco ha parlato del depotenziamento del bassorilievo del duce a cavallo sul palazzo degli uffici finanziari: «Il progetto di storicizzazione è molto raffinato: sotto c’è il Duce simbolo della dittatura e sopra ci sarà la scritta di Hannah Arendt “Nessuno ha diritto di obbedire”, sinonimo di democrazia».
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