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BOLZANO. La Lub si prepara a una rivoluzione. Poco più che decennale, l’ateneo trilingue cambierà volto. La riorganizzazione annunciata dal presidente Konrad Bergmeister si avvicina alle battute decisive («a settembre avremo i gruppi di lavoro interni») e all’interno della Lub non si parla praticamente d’altro. Curiosità, timori e malumori: questo il clima per un processo che modificherà radicalmente le facoltà, che vanno incontro a un processo di accorpamento. Dalle 5 facoltà attuali verranno istituite 3 macro-aree. E ancora, la branca della didattica verrà distinta dai dipartimenti interdisciplinari dedicati alla ricerca. In sintesi, un cambio di scenario tanto per il mondo accademico che per gli uffici amministrativi. Ridefinizione di alcuni ruoli chiave, a partire da quello di preside di facoltà. Finora Bergmeister ne ha parlato poco all’interno dell’ateneo, in attesa della mediazione di settembre, una modalità che rischia di enfatizzare le tensioni.Nessuna presa di posizione ufficiale invece del rettore Walter Lorenz: un silenzio che non è passato inosservato. Di certo la riorganizzazione avrà tra i protagonisti il nuovo direttore, successore della direttrice generale dimissionaria Johanna Vaja. Il direttore verrà scelto il 14 agosto al termine di una giornata dedicata dal Cdu, il Consiglio dell’università, all’audizione dei candidati che hanno superato la prima scrematura effettuata da una società esterna. Alla selezione finale arriveranno una decina di candidati sui 34 che hanno risposto al bando. Avrà poteri diversi dall’ex direttore generale, ma sarà una figura chiave. Il bando punta su forti competenze nel sistema universitario: tra i candidati in pole position ci sarebbe infatti un ex dirigente della Lub. L’inconsueta selezione ferragostana ha finito a sua volta per provocare ironie e sospetti, ma va considerato che il posto di Johanna Vaja resterà vacante dall’inizio di settembre.
Come cambierà la Lub? Bergmeister ha anticipato anche alla stampa una riorganizzazione del sistema delle facoltà, da cui scaturiranno i dipartimenti (focalizzati sulla ricerca) e le «schools» (dedicate alla didattica).
Il progetto prevederebbe di passare dall’attuale sistema di cinque facoltà alla creazione di tre macro-aree. Con il carico di incognite che questo agita inevitabilmente nel mondo accademico. Oggi la Lub è organizzata nelle cinque facoltà di Scienze della formazione, Economia,Informatica, Design, Scienze e tecnologie, con i propri corsi di laurea.
Tale offerta verrebbe rimodellata nelle tre «scuole». Prima, Scienze della formazione. Seconda, l’area economica cui verrebbe agganciata Scienze della comunicazione (oggi a Scienze della formazione).
Terza, l’area ingegneristico-agraria di Scienze e tecnologie, più informatica e design.
La rivoluzione toccherà il corpo docente, a partire dai propri vertici: se oggi esistono 5 presidi alla guida delle facoltà, domani come verrà organizzata la struttura di vertice delle macro-aree? Ci saranno tre «presidi» o un potenziamento delle figure dei prorettori? Altro tema caldo discusso alla Lub in queste settimane è la filosofia leggibile negli accorpamenti prospettati. Non c’è solo la scontata freddezza alla prospettiva di una perdita di posizioni acquisite nelle singole facoltà. Tra i temi in sospeso: non è una forzatura aggregare Design , una delle specificità della Lub, a un polo dai forti connotati scientifico-tecnici? Infine sarà inevitabile un cambiamento forse ancora più marcato in tutto l’apparato amministrativo, per effetto degli accorpamenti. Una sfida per tutti, a partire dal Cdu, cui spetterà la presentazione di una riorganizzazione da cui la Lub deve uscire più forte, efficiente e appetibile.
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